Cade oggi, 31 agosto 2017, il ventesimo anniversario della morte di Lady Diana, “la principessa – a tratti – triste” che la morte prematura ha consegnato alla leggenda. Diana morì in un incidente automobilistico sotto il ponte de l’Alma a Parigi dopo una sfrenata corsa per sfuggire ai paparazzi. Morì con Dody Al-Fayed, multimilionario imprenditore egiziano che, a distanza di anni, molti ricordano ancora, e forse a torto, come se fosse stato il più grande amore della sua vita.

Ma chi era davvero Diana? La donna assurta al ruolo di “principessa del popolo” fu davvero una specie di eroina senza macchia e senza paura, che volle sfidare la casa reale inglese in nome di un amore perduto sull’altare del quale aveva sacrificato tutta la sua giovinezza? Oppure Diana fu, come la ricordano gli addetti ai lavori, solo una donna comune dalle mille debolezze – e qualche colpa – diventata un mito in virtù della morte tragica avvenuta nel momento di più alto fulgore della sua vita?

Gli incontri tiepidi con Carlo.

Vero è che, forse, Diana non avrebbe mai dovuto sposare Carlo d’Inghilterra. Meglio ancora: non avrebbe dovuto farlo solo in nome del sogno comune tra le bambine di tutto il mondo di diventare principesse. Conobbe l’erede al trono britannico nel 1977 quando aveva 16 anni e il loro non fu il classico colpo di fulmine. Lo dimostra il fatto che all’epoca Carlo frequentasse la sorella maggiore di Diana, Lady Sarah, e che l’erede al trono non interruppe quel legame perché folgorato dalla grazia della minore. Già trentenne, Carlo riceveva continue pressioni perché trovasse una donna che sarebbe potuta diventare sua moglie.

Aveva già conosciuto Camilla Shand (meglio conosciuta come Parker – Bowles, oggi sua seconda moglie) ma quanti lo consigliavano all’epoca ritenevano non fosse la candidata ideale in vista di un matrimonio reale. Schiva e timida, Diana non si era mai dimostrata una studentessa brillante. Fallì per due volte gli esami di maturità e fu iscritta in una scuola di buone maniere perché imparasse l’etichetta. Alta, bionda, aggraziata e, apparentemente, discreta, Diana impressionò positivamente Carlo che, dopo un primo incontro nel 1977, la ritrovò tre anni dopo, durante una festa organizzata in campagna da un amico comune.

Lo colpì, e già questo avrebbe dovuto rappresentare un campanello d’allarme, per la compassione dimostratagli per la recente perdita dello zio, morto in un attentato terroristico. Il loro rapporto, dunque, non cominciò come una passione bruciante. Fu più un avvicinamento calcolato, qualcosa che potesse garantire un risultato ad ambo le parti: Carlo si avvicinava di un passo alla ricerca della moglie perfetta da esibire al popolo, Diana alla realizzazione personale che non aveva trovato negli anni non troppo brillanti di studio, terminati con il suo impiego nei ruoli di insegnante di danza per bambini e maestra d’asilo. Va ricordato che Diana era figlia di un Visconte e che per lei si sarebbero potute spalancare decine di porte dorate se avesse deciso di intraprendere una carriera in qualsiasi ambito professionale le aggradasse.

Diventò “moglie” tra mille dubbi.

Quella passione che la futura moglie non riuscì a ispirargli, Carlo l’aveva già trovata altrove. Incontrò Camilla per la prima volta nel 1970. Tra loro scoccò il più classico tra i colpi di fulmine. Si frequentarono ufficialmente per un anno, fino al momento in cui l’erede al trono decise di entrare nella Royal Navy. Nel 1973, Camilla sposò Andrew Parker Bowles, un Alto ufficiale della British Army. Lynn Redgrave, attrice che aveva studiato con la neo sposa prima del matrimonio, dichiarò: “Lo scopo principale di Camilla era trovare un marito ricco. Voleva sempre divertirsi, ma per farlo devi avere un marito ricco. Insomma era convinta di questo”. Prima delle nozze, scrisse una straziante lettera d’addio al suo primo amore, un addio che però non si verificò mai visto che i due continuarono a vedersi anche durante i rispettivi matrimoni. Diana scoprì il ruolo di Camilla nella vita di Carlo poco prima delle nozze. Fu lei stessa a confessarlo alle sorelle, una conversazione che sarebbe diventata nota solo anni dopo la sua morte. Pare avesse scoperto che il futuro marito era solito mandare fiori alla Parker Bowles e che tra i due ci fossero continue telefonate

La prima cosa che mi ha colpito è che il mio futuro marito mandava fiori a Camilla Parker Bowles quando stava male. Non affrontai il problema, gli chiesi solo di essere onesto con me. Una volta lo sentii perfino parlare al telefono nel suo bagno. Diceva: “Qualunque cosa succeda io ti amerò sempre". Aveva trovato la vergine, l'agnello sacrificale e, in qualche modo, era ossessionato da me. Il suo umore era altalenante. Era lunedì, il mercoledì ci saremmo sposati. Lui era andato da lei. Pranzai con le mie sorelle e dissi loro che non potevo sposarlo, che non potevo farlo. Ma mi dissero che ormai era troppo tardi.

Camilla partecipò perfino al matrimonio tra Carlo e Diana, invitata insieme alla sua famiglia dall’erede al trono, nonostante la netta contrapposizione opposta da Diana a quell’invito.

Il matrimonio affollato e i primi amanti.

Diana con Camilla Parker Bowles, all'epoca in cui era ancora sposata con Carloin foto: Diana con Camilla Parker Bowles, all'epoca in cui era ancora sposata con Carlo

La relazione tra Carlo e Camilla non si interruppe mai durante gli anni del matrimonio con Diana. Fu la stessa principessa, qualche anno dopo il divorzio, a rilasciare un’intervista shock in cui definì il suo matrimonio “affollato”. Dopo i primi anni di dolore e la ricerca continua di attenzioni – si narra di un episodio avvenuto durante la seconda gravidanza di Diana, quando la principessa pare si fosse gettata dalle scale solo allo scopo di guadagnare l’interesse del marito – Lady D decise di reagire. Figlia di Frances Roche, che decise di lasciare il marito per scappare con l’amante Peter Shand Kydd, Diana era cresciuta in una famiglia che aveva già dovuto fare i conti con il tradimento coniugale. Sapeva per esperienza diretta, dunque, che determinati costumi non sarebbero morti solo perché lo desiderava. Cominciò, quindi, a guardarsi intorno. Sebbene il popolo inglese continui a riferirsi a lei come a una martire vessata da un matrimonio infelice, anche Diana smise di lottare. La lista degli amanti che le sono stati attribuiti è lunghissima, e la stessa Spencer confermò di avere avuto alcune relazioni extraconiugali durante il matrimonio con Carlo. C’è una cosa, però, che pone agli antipodi Diana e il marito: Carlo continuava a vedere Camilla perché spinto dall’amore mai sopito nei suoi confronti; Diana cercava attenzioni e vendetta, e non stette mai attenta a non farsi scoprire, nei limiti di quanto consentito dall’etichetta.

Lusso, stampa scandalistica ed esoterismo.

Diana non si era mai sentita parte integrante di quella famiglia reale all’interno della quale era entrata a far parte animata da tanto entusiasmo. Fu la prima donna a cercare di piegare Elisabetta e il suo corteo di familiari sfruttando la popolarità acquisita negli anni in cui fu la moglie di Carlo, una polarità che faceva da contrappunto a quella in caduta libera della sovrana. Fu la prima esponente della casa reale ad ammiccare alla stampa scandalistica. Dopo il divorzio rilasciò un’intervista fiume che aveva un unico scopo: quello di ottenere giustizia. Si prodigò per fare beneficenza quando era in vita, ma non rinunciò mai al lusso più sfrenato. La stessa storia con Dodi Al-Fayed lo dimostra: nell’estate prima di morire, Diana visse a bordo del panfilo del milionario egiziano e divise con lui le camere degli alberghi più prestigiosi d’Europa. Chi la conosceva, però, dichiarò che cominciò la relazione con Al-Fayed solo per divertimento e in virtù dell’altissimo tenore di vita che l’egiziano avrebbe potuto garantirle in quel periodo. Donna fragile vittima della bulimia, cercò conforto perfino nell’esoterismo. Pare si rivolgesse a uno stuolo di indovini, sensitivi e consiglieri spirituali affinché le indicassero il cammino da seguire, e che lei stessa dichiarasse di avere doti sovrannaturali, un concetto che avrebbe provocato la ritirata sdegnata della più pratica Elisabetta.

Come sarebbe andata se non fosse morta?

Lady Diana con Dody Al–Fayed, l'amante insieme al quale trovò la mortein foto: Lady Diana con Dody Al–Fayed, l'amante insieme al quale trovò la morte

Di Diana esistono, dunque, ancora due versioni: c’è la principessa martire che la morte ha consegnato alla leggenda, e la donna affamata di vita e di riscatto che pensò bene di vivere solo secondo le proprie regole, una volta compreso che il suo matrimonio sarebbe stato irrecuperabile. È possibile che, se Diana non avesse trovato la morte sotto quel ponte a Parigi, la percezione che di lei si ha oggi sarebbe potuta essere diversa. Gli inglesi, di solito così ineccepibili dal punto di vista morale, sarebbero stati ancora disposti a eleggere quale propria rappresentante una donna che aveva così ampiamente dimostrato di essere vittima delle stesse debolezze della carne attribuite al meno popolare marito?