In un'intervista al magazine britannico "The Mail on Sunday" la duchessa di Cornovaglia, un tempo conosciuta come Camilla Parker Bowles, si è aperta come mai prima d'ora, raccontando le pressioni e le difficoltà vissute quando scoppiò lo scandalo della relazione con il principe Carlo d'Inghilterra. Sono passati 12 anni dal matrimonio che consacrò un legame un tempo proibito e nato già negli anni Settanta, vissuto clandestinamente ai tempi delle nozze tra Carlo e Lady Diana.

Alle soglie dei 70 anni, che festeggerà a luglio, Camilla rievoca gli anni in cui faticò ad essere accettata dall'opinione pubblica, confessando che a quell'epoca si sentiva addirittura prigioniera in casa sua. Perseguitata dai paparazzi che si nascondevano nei cespugli del suo giardino, attaccata dalla stampa e costantemente alle prese con il confronto con la principessa Diana, la seconda moglie di Carlo visse un momento difficilissimo.

Non potevo uscire, è stato davvero orribile. Non augurerei una cosa del genere nemmeno al mio peggior nemico. Non sarei sopravvissuta senza la mia famiglia.

La perdita del fratello Mark.

La duchessa è riuscita a superare quel periodo grazie al sostegno dei suoi figli Tom e Laura (avuti dal primo marito Andrew Parker Bowles), della sorella Annabel, con cui parlava ogni giorno al telefono, e del fratello Mark Shand, morto nel 2014 dopo una caduta a New York: "Mark voleva sempre qualcosa. Quando sentivo la sua voce al telefono che diceva"Camillsy", capivo immediatamente che voleva qualcosa. Ma, Dio, come mi manca".

Camilla si è aiutata molto anche grazie alla passione per i libri e per la pittura. Oggi che è ormai parte fondamentale della famiglia reale, la vita pubblica e gli infiniti obblighi dell'etichetta non la spaventano e la moglie di Carlo affronta tutto con il suo ormai celebre senso dell'umorismo.

Vivo sull'adrenalina. Al mattino ti svegli e pensi di non potercela fare, ma poi lo fai, devi farlo. Se sei una persona positiva è più facile. La gente è sempre come un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Io penso positivo. A volte mi dico: "Chi è questa donna? Non posso essere io". Solo così si sopravvive.