Dovrebbe essere terminata qui l'intricata vicenda giudiziaria che ha visto protagonista per più di un anno Stefano D'Orazio, batterista dei Pooh, e Francesca Michelon, la quale asseriva di essere sua figlia dai racconti della madre, la signora Oriana Bolletta. Dopo le indagini per falso ideologico, la Corte di Cassazione ha confermato l'imputazione a carico di tutta la famiglia Michelon. Lo ha spiegato in una nota ufficiale, l'avvocato Giuseppe Lucibello, legale rappresentante del batterista dei Pooh. La causa civile, intentata dalla donna, "per il riconoscimento di paternità (oltre che di un risarcimento plurimilionario) era stata resa possibile", chiarisce il legale nel comunicato, "da una quanto mai opportuna azione di disconoscimento avviata, innanzi al Tribunale di Venezia, dal padre della Michelon, Diego Michelon, e dalle dichiarazioni rese in quel giudizio dalla di lui coniuge, Oriana Bolletta, e dalla stessa Francesca Michelon".

Tali dichiarazioni, prosegue il difensore, "avevano costretto Stefano D'Orazio a presentare una denuncia per falso per induzione, ritenendo che la famiglia Michelon avesse tratto in inganno il giudice civile che aveva pronunciato la sentenza di disconoscimento". A seguito delle indagini svolte, poi, la Procura di Venezia ha chiesto il rinvio a giudizio di Diego Michelon, della moglie Oriana Bolletta e della figlia Francesca Michelon ma "il Gip di Venezia aveva ritenuto insussistente l'accusa". E su tale decisione, impugnata dal legale del batterista, "si è pronunciata la Corte di Cassazione che ha annullato la sentenza e confermato l'imputazione di falso per induzione a carico dell'intera famiglia Michelon".