Intervistato dal settimanale Grazia, Tiziano Ferro racconta gli anni bui vissuti quando era all’apice della carriera, affermato dal punto di vista professionale ma lontano dal conoscere davvero sé stesso. Il coming out di Ferro è arrivato quando era già affermato, quando migliaia di fan in tutto il mondo rivedevano in lui l’uomo perfetto, quello da sognare. Ha deciso di fare chiarezza senza curarsi di ciò che sarebbe accaduto dopo, proiettato verso un futuro all’interno del quale essere finalmente libero. Per anni, purtroppo, aveva tentato di negare anche a sé stesso la sua vera identità, imbarcandosi all’interno di una serie di relazioni che non gli hanno procurato la serenità che cercava

Ho vissuto in Messico per tre anni, ho persino avuto un paio di frequentazioni con delle donne (…) Ma quale sesso fluido, ho le idee chiarissime, sono gay! La verità è che credevo fosse la strada giusta, sono arrivato tardi a capire di essere gay proprio perché amo profondamente le donne.

Rivela di non stimare quanti ancora oggi si nascondono, quelli che non hanno il coraggio di affrontare famiglia, amici ed eventuali partner nel timore che il castello di carte costruito per celarvisi dietro frani, trascinando con sé anche tutto ciò che c’è stato di buono

Non punto il dito, so che non è facile, soprattutto in alcuni contesti sociali. Ma come individuo esiste una versione sola di me. (…) A 28 anni sono andato in analisi perché non riuscivo più a vivere. In un paio d’anni ho capito di essere omosessuale e poi, all’apice della carriera, ho deciso di raccontarlo a tutti. Che cosa posso pensare di chi fa esattamente il contrario? Non ne condivido i valori, né la posizione. Non provo stima, mi dispiace.

L’amore più importante nel 2011: “Al limite dell’ossessione”.

Diverse sono le storie d’amore nelle quali si è buttato in questi anni, ma la più importante è quella vissuta nel 2011, all’epoca in cui cantava “La differenza tra te e me”

Ero fidanzato, la storia è durata quattro anni. È stata la mia prima relazione, più o meno l’unica. Ci credevo e ho fatto bene. Il trasporto era psicologico, fisico, spirituale. Non si può descrivere, né controllare, era al limite dell’ossessione. Ricordo che siamo andati subito a convivere. Forse oggi non lo rifarei.

Oggi è single, in attesa dell’amore vero

Ma se non arriva non mi accanisco. Non sono un seriale nei rapporti, non colleziono storielle. Ogni tanto i miei amici mi presentano qualcuno, mi dicono: “Questo è perfetto per te”. Non funziona mai. (…) Fino a poco tempo fa in coppia ero sempre accondiscendente, non riuscivo a dire tutto quello che pensavo. Così un difetto si ingigantiva. Adesso preferisco non piacere, ma essere onesto.

E sulla possibilità di sposarsi, conclude: “Ho vissuto la maggior parte della mia vita credendo che non fosse una possibilità per me. Ma ora, certo che ci penso”.