Qualche anno fa, in occasione delle nozze, Donald Trump e sua moglie Melania avevano incluso tra gli invitati Bill Clinton e la moglie Hillary, candidata dei democratici alla presidenza degli Stati Uniti. Questa è una storia che potrebbe nascere da qui, dalla presenza al tuo matrionio di quelli che ad anni di distanza si trasformeranno, idealmente, nei tuoi peggiori nemici. Melania Trump, oggi, non può che vedere così, visto che l'ex modella slovena è stata introdotta da Donald Trump alla convention repubblicana come "la prossima First Lady degli Stati Uniti".

Un titolo tutt'altro che semplice da sostenere, visto che nell'economia dello storytelling di un presidente, oggi più che mai spiato potenzialmente in ogni momento della sua vita, quello della moglie diventa un compito dal valore cruciale. Basti pensare a cosa abbia rappresentato Michelle Obama negli ultimi anni, vero e proprio perno della comunicazione politica del presidente americano, costantemente al centro della sua narrazione, per molti pedina fondamentale per la sua rielezione nel 2012. La popolarissima immagine con cui Obama annunciò sui social la sua vittoria, l'abbraccio con Michelle e l'evocativo "Four more years" entrerà nei manuali di storia, non a caso.

Proprio il confronto tra Melania Trump e Michelle Obama è al centro dell'attenzione mediatica nelle ultime ore, in virtù di una netta somiglianza tra il discorso della terza moglie di Trump e quello della consorte di Barack Obama, quando si trovò anni fa nella stessa posizione. Frasi interamente "prese in adozione" (c'è chi ha parlato di un plagio a tutti gli effetti) e tendenti ad evocare concetti similari: una cosa che l'opinione pubblica potrebbe non perdonarle.

Melania antidoto al razzismo di Trump?

Ma la storia di Melania Trump merita interesse anche in un'altra chiave, esempio materiale di quello che può essere il concetto sì abusato, ma sempre valido, di sogno americano: modella slovena, naturalizzata tedesca, poi sbarcata a New York dove ha ottenuto la cittadinanza americana nel 2006. Ha definito quel momento come il più importante della sua vita. Non può passare inosservato come la storia di Melania Trump, straniera che trova in America la propria realizzazione, possa rivelarsi cruciale per Trump in vista della corsa elettorale, poiché sua moglie rappresenta un modello antitetico al perno di tutta la campagna del candidato repubblicano, vale a dire la tanto conclamata e difficilmente immaginabile chiusura delle frontiere,più facile da immaginare come una parziale limitazione di ingresso agli stranieri in America. Potrebbe essere proprio Melania Trump a fungere da risposta alle accuse di xenofobia mosse nei confronti di Trump: razzismo come punto di forza (che Trump non ha mai rinnegato), ma anche limite di chi voglia davvero arrivare alla Casa Bianca.

Donald e Melania, 24 anni di differenza

Lei classe 1970, lui 1956, tra i due ci sono 24 anni di differenza, ma Melania Trump ha raccontato quello con il marito come un rapporto equilibrato, in cui ognuno garantisce spazi liberi all'altro. Apparentemente non c'è un condizionamento dettato dalla differenza d'età e nemmeno dall'opulenza di Trump, che resta uno degli uomini più ricchi al mondo. Si sono conosciuti ad un party, nel 1998, quando lei aveva 28 anni e lui 52. Oggi ammette che, per un eccesso di innocenza, al tempo non avesse un'idea chiara di chi era Donald Trump: "Avevo la mia vita, il mio mondo, non seguivo Trump e il tipo di vita che aveva". A quel party, organizzato da un imprenditore italiano, Trump era arrivato in compagnia, ma la sua attenzione venne subito rapita da colei che sarebbe diventata sua consorte. E qui interviene il racconto, la retrostoria:

Mi chiese il numero di telefono, ma scelsi di non darglielo perché, se lo avessi fatto, avrei dimostrato semplicemente di essere una tra le tante. Volevo capire che intenzioni avesse

Così nasceva una relazione, perché Donald Trump e Melania Knauss (questo il nome di battesimo) un contatto lo hanno avuto nei mesi successivi. Come sia andata a finire, è abbastanza evidente.