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20 Maggio 2015
12:37

Mika: “I gay vengono ancora linciati e uccisi, la lotta per l’uguaglianza continua”

Intervistato da Vanity Fair, Mika ha spiegato quanto sia ancora lunga la lotta della comunità gay per avere gli stessi diritti degli eterosessuali e la libertà di scelta. Gli omosessuali sono ancora vittime di discriminazioni e linciaggi.
A cura di D.S.
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Mika si prepara a vestire i panni di giudice di X Factor per la terza edizione consecutiva. Intanto, l'artista si è raccontato in una lunga intervista rilasciata a Vanity Fair. Innanzitutto, ha spiegato quanto sia ancora lunga la lotta della comunità gay per ottenere gli stessi diritti degli eterosessuali.

"Qualche tempo fa, ho sentito un tizio che diceva: “Ormai solo i gay vogliono sposarsi”. Forse voleva fare lo spiritoso ma può essere molto pericoloso denigrare la normalità. Non stiamo parlando di diventare tutti uguali, stiamo parlando di garantire la libertà di scelta, di proteggere le persone dalle discriminazioni, di dare a tutti gli stessi strumenti per poter riuscire nella vita. Una volta la comunità gay era più creativa perché emarginata? Ricordiamoci che l’obiettivo di tutte quelle espressioni artistiche, musicali, letterarie era arrivare all’uguaglianza. Non si è lottato per la normalità, ma per gli stessi diritti. Ci sono posti nel mondo dove uomini e donne vengono linciati, persino uccisi, perché omosessuali. Dire che la normalizzazione dell’omosessualità ha reso i gay meno creativi sarebbe come dire che la lotta per l’eguaglianza fra i sessi ha reso le donne meno interessanti".

La guerra lo ha portato a lasciare il Libano ancora piccolissimo. Poi sono arrivati gli anni della scuola, frequentata in Francia e Inghilterra. Anni non facili. A causa della sua dislessia, infatti, aveva problemi nell'apprendimento.

"Da bambino la odiavo, perché non riuscivo a leggere e a scrivere e il sistema scolastico francese era piuttosto crudele. Quando siamo andati a vivere in Inghilterra e ho iniziato a frequentare una scuola a Londra, mi sono sentito dire: “Non sei stupido, sei dislessico”. Era la prima volta. Nel giro di poco passai dall’insufficienza al massimo dei voti. Però, cominciarono a considerarmi diverso per altri motivi. Nell’istituto francese che frequentavo, tutti indossavano l’uniforme, mentre in quello inglese non era richiesta. Iniziai a indossare i miei vestiti e lì arrivarono i problemi. Mi presentavo con il papillon e le camice a pois. Oggi vesto in maniera piuttosto normale e a volte mi domando se, alla fine, abbiano vinto loro, mi dico: “Forse sono davvero riusciti a cambiarmi".

Infine ha raccontato un aneddoto riguardante la sua famiglia. Nel 2010 sua sorella Paloma cadde dalla finestra del suo appartamento:

"Una sua amica bussò alla mia porta alle quattro del mattino. Mi disse che mia sorella era precipitata dalla finestra del suo appartamento. Ero in boxer e T-shirt, corsi fuori, senza vestiti, senza scarpe. La polizia mi bloccò. Mi dissero che potevo scegliere: aspettare che arrivasse l’ambulanza o andare da lei subito. Pensai che dovevo vedere con i miei occhi che cosa era successo per poter affrontare la situazione. Da allora non sopporto le persone che bussano. Fuori dal mio camerino c’è sempre un cartello: "Non bussate". All’inizio, ho reagito in maniera razionale: ho cancellato tutti i miei impegni di lavoro per rimanere vicino a lei. Poi, appena ho saputo che non era in pericolo di vita, sono scappato. Ho preso un volo per Montréal. La prima notte che trascorsi là scrissi Underwater, il giorno dopo Origin Of Love. Non sapevo che cosa avrei fatto dopo".

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