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25 Marzo 2014
12:36

Perché il Grande Fratello è morto

Orwell lo aveva immaginato immortale e invece il noto reality show ha esaurito la carica vitale e può dirsi ormai concluso. Alla base l’incapacità di reinventarsi e l’aver sacrificato l’aspetto legato al “reale” per favorire lo show, invalidando così l’affascinante sperimentazione antropologica che aveva caratterizzato la sua genesi.
A cura di Eleonora D'Amore
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Grande Fratello oggi, nell'immaginario comune, è sinonimo di trash e inconsistenza, frivolezza ed ignoranza. Grande Fratello agli albori significava sperimentazione, novità ed avanguardia. È sintomatico che tutti ricordano ancora la prima edizione come l’unica che sia valsa la pena vedere, “quella di Taricone” e dei suoi inconsapevoli compagni di casa, quella che vinse un Telegatto nella sezione Costume e Cultura, suscitando la reazione incontrollata di Alessandro Cecchi Paone. La sua “macchina del tempo” non riuscì a battere il Grande Fratello, che si affermò come programma culturale dell'anno. Non fu sbagliato, ampliando il concetto di cultura all’esperimento antropologico che fu e calcolando che nella totale assenza di contatti con l’esterno e delle più banali comodità quotidiane, il programma accattivò il pubblico con il sadismo delle sue privazioni.

Piaceva perché sottraeva i “coinquilini” alla dinamica puramente mediatica e li posizionava al centro di uno show senza inutili divismi, valorizzando il loro aspetto umano a discapito di qualsivoglia intento televisivo. Il The Truman Show li anticipò di qualche anno e gli lasciò in eredità l’insolità spensieratezza di un Jim Carrey fagocitato dagli occhi indiscreti di migliaia di telecamere, incapace di tornare alla sua vita poiché soggetto a quella che gli spettatori avrebbero voluto per lui. Il fascino di un condizionamento simile, voyeuristico fino ai limiti dello scibile, ha permesso alla prima edizione di raggiungere una media di 10 milioni a serata e di inaugurare un format che avrebbe cambiato per sempre la storia della televisione italiana.

Non è stato poi così e forse la causa è insita nella sua stessa natura. Reality significa “realtà, verità”, non si sposa bene con qualcosa che per sua natura è incapace di esserlo, ovvero lo show. Il successo, la fama, una popolarità non guadagnata, assegnata semplicemente ad un modo di essere e non ad un particolare talento, ha svilito il termine e ciò che ne conseguiva. Da lì largo a personaggi e non più a persone, a trame e non più a storie, a reazioni indotte ben lontane dalle emozioni, a sentimenti labili e confusi. Largo a qualcosa che poteva anche convincere, al pari di una soap opera, ma che niente aveva più a che fare con la sua genesi.

Infografica ascolti Grande Fratello
Infografica ascolti Grande Fratello

Ascolti in calo, precipitati, fino a toccare il picco dei tre milioni in prima serata. Dissenso popolare palesato gradualmente, prima sottovoce e poi gridato, quasi implorante rispetto, sebbene una questione etica o morale non dovrebbe nemmeno esistere (parliamo pur sempre di intrattenimento). L’indignazione verso le aspirazioni di concorrenti abbagliati dai guadagni facili e da una manciata di gloria ha preso il sopravvento ed è diventata oggi il motivo principale per il quale il Grande Fratello tenta di strizzare l’occhio al pubblico invece di tenerlo solo aperto. Prima non ne aveva bisogno, gli veniva chiesto di vigilare e di rendere fruibili le vite altrui a tutti (grazie anche a circuiti ben pagati come Stream prima e Premium poi). Oggi gli si chiede di chiuderlo l’occhio, per sempre.

Il Grande Fratello vi guarda” sostenne Orwell nel romanzo 1984 e il suo nemico numero uno, Emmanuel Goldstein, incitava il popolo alla ribellione sostenendo che, proprio a causa della natura indefinita del dittatore onnisciente, si poteva essere ragionevolmente certi riguardo la sua immortalità. Dopo quasi 70 anni si può invece essere ragionevolmente certi del contrario, ovvero che nonostante la sua impercettibile identità, il Grande Fratello è morto e forse è arrivato il momento di smettere di riesumarlo, perché a furia di rifare si sta rischiando di fare peggio e basta.

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