Nel corso della terza serata del Festival di Sanremo 2020, in onda giovedì 6 febbraio, gli spettatori avranno modo di risentire l'inconfondibile e amatissima voce di Amedeo Minghi. L'artista, infatti, sarà protagonista di uno dei duetti. Insieme a Rita Pavone intonerà il suo brano ‘1950'. Nella vita privata di Minghi, il dolore per la morte della moglie Elena Paladino.

La storia d'amore di Amedeo Minghi ed Elena Paladino

Quella tra Amedeo Minghi ed Elena Paladino è una di quelle storie d'amore che sembrano esistere solo nei film. L'intesa tra loro è stata totale sin da subito. Il classico colpo di fulmine con un'intensità nell'affetto che non è mai venuta meno. Nel 1973 si sono sposati e poco dopo è nata la loro prima figlia Annesa. In seguito, è arrivata anche Alma. Elena è stata vicino ad Amedeo Minghi lungo tutta la sua carriera, ed era sempre pronta ad incoraggiarlo quando l'artista iniziava a dubitare della scelta fatta. Ad esempio, nel 1983 partecipò al Festival di Sanremo con la canzone ‘1950'. Tuttavia, non riuscì a vivere serenamente quella esperienza. Per fortuna, c'era la moglie al suo fianco:

"Non volevo farlo quel Sanremo, infatti arrivai ultimissimo. Mia moglie era venuta a Sanremo per la finale e si era comprata un vestito bellissimo. Ho pensato più volte di ritirarmi, lei mi ha sempre sorretto. Mi ha riportato sulla retta via in un paio di occasioni in cui stavo mollando seriamente".

Elena Paladino è morta nel sonno nel 2014

Il 7 gennaio del 2014 improvvisamente tutto è cambiato. Amedeo Minghi ed Elena Paladino sono andati a dormire. La mattina dopo, la tragedia. Elena Paladino è morta nel sonno. Un trauma che il cantante è riuscito a superare solo grazie all'aiuto delle sue figlie. In un'intervista rilasciata a Diva e Donna, Amedeo Minghi ha dichiarato:

“Ora ci parlo, la saluto, lei sta con me più di prima. Sono credente. Prima, quando era viva, non veniva a tutti i miei concerti, ora c’è sempre. Cosa mi manca di lei? Si resta soli, una solitudine immensa, nonostante la fortuna di avere figli e nipoti. La stanza da letto. Dormirci da solo è difficile, c’è sempre un occhio che va di là nel vuoto. La notte svegliarsi, girarsi e andare a fare una carezza a chi non c’è più. La morte nel sonno è la morte degli angeli. Per chi muore è la migliore. Per chi vive, lo strazio è grande. Nel caso mio, non ha fine. C’è questa cosa sospesa, incomprensibile e inaccettabile. Dopo 40 anni insieme. E adesso? Cosa faccio? Cosa succede? Le mie figlie mi hanno aiutato molto”.