"Dietro a ogni grande uomo c'è sempre una grande donna", recita un vecchio adagio. Una massima sottoscritta pienamente da Beppe Fiorello, l'attore di tante fiction Rai di successo (l'ultima, "L'angelo di Sarajevo") che si racconta in una recentissima intervista a "Grazia", forse come mai prima. Il fratello di Rosario svela una parte di sé che i suoi fan probabilmente faticano a immaginare, confessando di avere un carattere tutt'altro che facile: a correggere le sue spigolosità è stata la moglie Eleonora Pratelli, che Fiorello ha sposato nel 2010 e da cui ha avuto i figli Anita (12 anni) e Nicola (10). Proprio Eleonora, spiega la star televisiva, è il pilastro della loro famiglia.

Non ho un bel carattere: non riesco mai a capire quanto posso fidarmi di me stesso e degli altri… Ho delle insicurezze che trasformo in diffidenza verso gli altri. È un problema mio, non c'entrano le altre persone. Anzi, sono molto migliorato grazie a mia moglie. Senza spiegarmelo, lei mi ha fatto capire che vale la pena buttarsi nei rapporti con gli altri, anche se si rischia un tradimento o una delusione. L'ho conquistata con la simpatia. Ma dopo qualche anno sono diventato un disastro, un uomo pesantissimo. È lei la colonna, l'energia, la positività che circola in famiglia. Io sono tendenzialmente un malinconico, un catastrofista. Anche con i nostri figli: Eleonora è gioiosa, li fa sempre sognare. Io sono rigido, metodico, anche se adesso sono più rilassato, grazie a lei. Le devo molto. Ma il mio più grande errore è che sto confessando tutto questo a lei, in un'intervista, mentre non lo dico a Eleonora. Mi trattengo. Non so esprimere apertamente i sentimenti d'amore.

Così è nato l'amore: "Quel giro in limousine, da soli a Los Angeles"

Fiorello racconta inoltre com'è nato l'amore tra lui e Eleonora. Come per molte coppie del mondo dello spettacolo, a favorire l'idillio è stato il fatto di lavorare nello stesso ambiente:

Nei colpi di fulmine, di solito, ci si spoglia. Lei, invece, mi ha vestito. Mia moglie cura il look degli attori, gestisce l'immagine degli eventi cinematografici. Stavo promuovendo il film "C'era un cinese in coma" di Carlo Verdone. Sono entrato nel suo ufficio, mi ha squadrato e mi ha scelto gli abiti. Poi, qualche settimana dopo, per caso ci siamo incontrati sullo stesso aereo, vicini di posto. Era Roma-Los Angeles, non proprio un volo comune. In America ci siamo frequentati e una sera con altri amici abbiamo affittato una limousine. E quando tutti sono andati a dormire, noi siamo rimasti lì: due italiani in limousine a girare per la città. E a innamorarsi.

Beppe Fiorello: "Sono un papà all'antica, no ai genitori 2.0"

Infine, Beppe ha confessato di essere un papà decisamente tradizionale con Anita e Nicola:

Con loro essere leale vuol dire rispettare i ruoli: io sono il padre, loro i bambini. Non amo i "genitori 2.0", che fanno finta di essere amiconi. Essere leali significa non proiettarsi troppo su di loro: non voglio che facciano qualcosa solo per rendermi felice. E vuol dire ammettere i propri errori. Sanno che sono un po' all'antica e ogni tanto mi prendono in giro chiamandomi "Beppe". E io, un po' irritato, rispondo: "Come mi hai chiamato?". Sono simpatici, ironici. Quest'estate sotto l'ombrellone qualcuno veniva a chiedermi una foto, un autografo. Quando mi rilassavo un po', mi svegliavano e dicevano: "Scusi, possiamo fare un selfie insieme?".