Lo stato italiano ha dichiarato "guerra" a Uber, ma Chiara Ferragni non ci sta. La fashion blogger più famosa al mondo ha scatenato la protesta da Instagram Stories, lamentando la difficoltà a trovare un taxi nelle ore serali. A questo si somma l'impossibilità di utilizzare Uber, il servizio di trasporto automobilistico privato fornito attraverso un'applicazione mobile. In Italia, dopo la protesta dei tassisti, è soggetto a pesanti resitrizioni. "Quando finisci di lavorare alle 8 di sera e vorresti tornare a casa ma Uber non funziona più a causa di una stupida legge appena approvata", ha scritto la Ferragni, "I taxi non sono disponibili, li chiamo da 45 minuti".

Lo sfogo di Chiara Ferragni

Lo sfogo della Ferragni, con frecciatina al governo, è proseguito in un'altra story: "Non posso credere che l’Italia sia l’unico Paese dove c’è una battaglia tra i tassisti e gli autisti di Uber". Al centro della sua critica, anche il fatto che spesso i tassisti chiedono di ricevere solo contanti: "I taxi sono impossibili da trovare la maggior parte delle volte, raramente accettano carte di credito e l’idea che Uber non sia disponibile perché lo Stato impedisce la concorrenza con i tassisti è incredibile".

Cosa dice la nuova legge su Uber

Dal febbraio 2019 è entrata in vigore la legge n. 12/2019, le cui sanzioni sono partite dal 15 maggio: secondo la direttiva, tutti i conducenti di Uber sono obbligati a tornare alla rimessa più vicina dopo ogni corsa. Inevitabilmente, questo porta ad allungare i tempi di attesa dei clienti. Inoltre, i conducenti possono lavorare solo nella provincia che ha rilasciato l’autorizzazione: dal momento che il servizio riguarda principalmente Milano e Roma, chi ha preso la l’autorizzazione in altre province ma lavora in queste due città è stato costretto a interrompere l'attività. Il sindacato Nazionale AssoConducenti LLP prevede la perdita di 5mila posti di lavoro. Una scelta, quella del governo, che la Ferragni non condivide:

Grazie a questa nuova legge molte famiglie sono rimaste senza lavoro per una decisione presa l’altra sera e che proprio non condivido. Ovviamente esistono molti altri problemi più gravi di cui occuparsi, ma eliminare un servizio del genere che funzionava bene e dava lavoro a molte persone secondo me non è una buona idea.