Un Christian De Sica inedito al Corriere della Sera per presentare "Sono solo fantasmi", dal 14 novembre al cinema nelle vesti di regista e di inteprete. Si parla dell'importanza della famiglia, quella dalla quale proviene e quella che ha creato. Da papà Vittorio a suo figlio Brando fino alla moglie Silvia Verdone, sorella di Carlo. Christian De Sica mette al centro la sua famiglia. La sua storia professionale si mischia anche alla sua vita privata. E il racconto si fa aneddotica: "Al funerale di papà ricordo una con un sederone così, si volta e ha la mia faccia. Mi dice sono Ines, la figlia della sarta. Guardo mia madre che dice, non ne parliamo. Ogni tanto usciva fuori che avevo una sorella". 

I riferimenti biografici a Vittorio De Sica

Dal Vittorio De Sica "donnaiolo", Christian è partito per il suo "Sono solo fantasmi". Nel film è un mago sulla via del fallimento che, con il fratellastro interpretato da Carlo Buccirosso, incontra un terzo fratellastro, Gian Marco Tognazzi. È il rimando biografico inedito a Vittorio De Sica. Il padre dei tre, nel film, si chiama appunto Vittorio. Donnaiolo che alla morte ha lasciato solo debiti e che ha perso fortune al tavolo di gioco, senza mai perdere il contegno. I tre, per sbarcare il lunario, sfrutteranno la superstizione napoletana e si occuperanno di scacciare fantasmi. Se papà Vittorio è stato un gigante del cinema, Christian è diventato un attore amatissimo:

Se avessi fatto Ladri di biciclette 2 sarei stato un fallito, nel mio genere sono diventato il numero 1. Ho recitato in 110 film, ho esordito con Rossellini che detestava gli attori e stava rovinando Ingrid Bergman, sul set mi diceva, fai di meno, non fare come tuo padre. Non so se sono mediocre o un bravo attore, ma ho l’affetto dei ragazzi, per strada mi chiamano zio.

L'importanza di Brando De Sica

Come è noto nell'ambiente, Christian De Sica è legatissimo a suo figlio Brando, classe 1983. Dopo una carriera da attore, il primo figlio di Christian De Sica e Silvia Verdone (la seconda è Maria Rosa, classe 1987, stilista), si divide tra la macchina da presa, il set e la sceneggiatura.

Questo è un bell’esperimento in cui dovevamo stare attenti a non cadere nella macchietta, devo molto a mio figlio Brando, appassionato di horror. Era piccolo quando gli feci vedere L’esorcista, mia moglie Silvia era nera.