Alla fine Clio Zammatteo, la blogger e truccatrice nota al mondo del web con il nome di ClioMakeUp, è riuscita a trovare un posto nel quale dare alla luce la sua secondogenita. Appena tre settimane fa era preoccupata perché, fuggita da New York per paura del contagio da coronavirus, non sapeva dove avrebbe partorito. Da queste foto, invece, pubblicate sul suo profilo Instagram, apprendiamo che aiutata dal personale sanitario potrà mettere al mondo la sua bambina.

Clio in ospedale saluta i suoi fan

In una story su Instagram Clio annuncia ai suoi fan che sta per raggiungere l'ospedale per avviare la preparazione al parto che ci sarà nelle ore a seguire. Con tanto di mascherina a coprirle il volto e visibilmente in ansia per il momento tanto atteso confida ai quasi tre milioni di fan che la seguono: "Siamo ad otto centimetri, il dottore ha detto che entro un'ora dovrei partorire, ho da poco fatto l'epidurale perché non ce la facevo più, manca poco speriamo bene dai". Nonostante l'agitazione Clio non smette di diffondere positività, augurandosi che tutto possa andare per il meglio.

L'incertezza su dove avrebbe partorito

Solo qualche settimana fa, invece, la blogger lamentava il fatto di non avere le idee chiare su dove avrebbe potuto partorire, dal momento che in preda alla fuga dalla Grande Mela, dove vive insieme al marito Claudio e la piccola Grace, di tre anni, era volata in Virginia, dove la preoccupazione per l'incombere del coronavirus, sembrava essere decisamente più contenuta. In quell'occasione, sul suo profilo Facebook, nel corso di una diretta con Marco Montemagno aveva spiegato i motivi che l'avevano spinta ad allontanarsi da New York, preferendo monitorare la situazione da lontano: "Mancano tre settimane al parto. Va tutto bene, per quanto bene possa andare in questo periodo di panico. Me l'ero immaginato diverso questo parto! Siamo in Virginia, a 4 ore da New York e non so ancora se torneremo o no. Stiamo decidendo, perché qui c'è il problema della sanità.  Non sappiamo ancora cosa faremo, ci informiamo tutti i giorni tramite gli amici che sono a New York. La situazione è simile a quella italiana: l'avevano presa sotto gamba e alla fine si sono trovati gli ospedali pieni".