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Corona non avrà lo sconto di pena: “Inclinazione a delinquere ormai come stile di vita”

Nessuno sconto di pena per Fabrizio Corona. Questa la decisione della Cassazione, che ha richiamato all’ordine il gip di Milano per aver concesso, applicando la continuazione dei reati, la riduzione della condanna di Corona da 13 anni e due mesi a 9 anni di reclusione.
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Fabrizio Corona non godrà dello sconto di pena e le motivazioni sono state spiegate dalla Cassazione nel documento consegnato in data 12 marzo 2015. In quest'ultimo è possibile leggere il rifiuto di qualsiasi sconto di pena, dovuto alla sua "inclinazione a delinquere" non occasionale, bensì assurta a "stile di vita" e legata al suo smodato desiderio di "afferrare l'occasione di guadagno". Suddette motivazione sono scaturite dal reclamo del Pm di Milano contro lo `sconto´ che aveva ridotto la condanna di Corona da 13 anni e due mesi a 9 anni di reclusione, al termine dell’udienza svoltasi il 27 gennaio scorso. Secondo la Cassazione, inoltre, il gip di Milano che gli ha concesso la riduzione avvalendosi del principio della continuazione dei reati, è caduto in un errore madornale, poiché ha "valorizzato il solo dato cronologico dell’essere stati i reati commessi in un ristretto arco temporale", ovvero in un lasso di tempo di circa un anno e mezzo. Sempre il Gip avrebbe "omesso di valutare la disomogeneità dei beni giuridici offesi (il patrimonio nelle estorsioni), la correttezza dell’ordine economico (nella bancarotta e nei reati fiscali), l’amministrazione della giustizia (nella corruzione), che esclude logicamente che fin dalla commissione del primo reato, Corona avesse già preordinato la commissione degli altri".

La Corte Suprema ha rimproverato il Gip anche di non aver dato maggiori spiegazioni rispetto "all'indicazione dei dati da cui ha desunto che sin dal momento in cui furono commesse le estorsioni, Corona si era rappresentato il fallimento della sua società e la sua successiva carcerazione, durante la quale commettere la corruzione di un agente penitenziario". "In realtà il generico fine di profitto personale" ha spiegato la Cassazione "come collante che tiene insieme tutti i reati, altro non è che quello che viene definita l’inclinazione a delinquere o `stile di vita´, ovverossia la mera ripetizione o abitualità di certi comportamenti illeciti che insorgono sotto la spinta di impulsi contingenti legati alla particolare situazione (afferrare l’occasione di guadagno), non prevedibili in anticipo". Sulla base di questa rigida replica, il gip sarà obbligato a rivedere le sue posizioni, dovendo motivare il tutto in modo più convincente, o in alternativa porsi dei limiti nell'applicare la continuazione dei reati solo per le estorsioni.

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