La vita di Heather Parisi a Hong Kong ai tempi del coronavirus sarebbe profondamente cambiata. Lo racconta la ballerina in un’intervista a Oggi, una testimonianza drammatica che funge da fotografia della situazione che sta vivendo la popolazione cinese. Heather vive a circa 1000 chilometri da Wuhan, la città focolaio dell’epidemia, ma la paura del coronavirus è arrivata ovunque, costringendo le autorità ad adottare drastiche misure di sicurezza volte a contenere il contagio:

Gli  impiegati pubblici, quelli delle società finanziarie e degli studi legali lavorano da casa; in pratica chiunque abbia un lavoro di ufficio. E siccome la maggior parte dell’impiego a Hong Kong è nel terziario, di fatto è l’intera città a starsene a casa… Gli studenti frequentano le lezioni da casa in remoto, utilizzando il computer e rispettando l’obbligo, quando sono collegati, di vestirsi in maniera appropriata e, rigorosamente, senza indossare il pigiama. Così, oltre al diritto allo studio, sono salvi anche la disciplina e la forma, che da queste parti hanno una certa importanza. Ascensori e scale mobili vengono sterilizzati ogni due ore e tutti si disinfettano le mani prima di entrare in un edificio pubblico. Per chi è costretto a lavorare in ufficio, è previsto il controllo della temperatura prima di entrare. In realtà la temperatura oramai viene misurata ovunque. È necessario farlo per accedere a qualsiasi club privato, così come per andare dal parrucchiere o al ristorante. Io la misuro anche a chi viene a trovarmi a casa, benché la mia vita sociale sia ridotta davvero ai minimi termini. Fino a oggi non ho ancora respinto nessuno sulla porta di casa e non sono stata respinta da nessuno, ma dovreste vedere la paura e l’imbarazzo negli occhi di ciascuno durante l’attesa del responso della misurazione. Non ci si bacia, non ci si abbraccia e non ci si stringe nemmeno la mano… La prevenzione e l’attenzione ai minimi dettagli è talmente invasiva da entrarti fin dentro agli aspetti più intimi e privati della vita quotidiana, fin dentro al bagno di casa. In questi giorni, ogni condominio ha fornito ai suoi inquilini un prontuario per l’uso nientepopodimeno che del WC. È stato infatti rilevato che il virus può trasmettersi anche attraverso la nebulizzazione delle acque utilizzate nel WC.

Mascherine e disinfettante razionati, il racconto di Heather Parisi

Heather, che già il mese scorso si era detta profondamente preoccupata per il coronavirus, fa sapere che la situazione sarebbe diventata difficile al punto da rendere introvabili certi prodotti necessari all’igiene personale e a minimizzare il rischio di contagio, come alcol, mascherine e disinfettante: “Ho supplicato il direttore del supermercato sotto casa di tenermi un po’ di carta igienica da parte, ma quando è stato il momento di ritirarla, non ce l’ho fatta a tenerla tutta per noi e, come fanno i bambini a scuola con le merendine, ho finito col dividerla con indiani, cinesi e filippini che ne avevano bisogno come e più di me. I prodotti sono razionati, le mascherine, i disinfettanti e l’alcool. Non se ne possono acquistare più di due confezioni a testa Mio figlio Dylan Maria ha il fiuto nel trovare la fila giusta nei negozi giusti! A volte scompare di casa e, preoccupata, chiedo a sua sorella Elizabeth dove sia andato. Dopo un paio di ore se ne torna orgoglioso con qualche confezione di disinfettante: ‘Mummy, I bought two! Mamma, ne ho comprati due!’. Io lo bacio commossa e felice, perché la felicità ai tempi del coronavirus è anche un bottiglia di disinfettante in più”.

Il coronavirus ha provocato oltre 2000 morti in Cina

La Commissione nazionale cinese per la salute ha diramato i numeri del coronavirus: sono 2004 i morti causati dall’epidemia e quasi 75 mila i contagi. Le autorità sanitarie cinesi hanno fatto sapere che solo nella giornata di oggi sono stati registrati circa 12 mila casi gravi. Si sta assistendo in queste ore a una timida ripresa che lascia ben sperare in merito alla stabilizzazione dell’epidemia: secondo gli ultimi dati diffusi, per la prima volta nella giornata di ieri ci sarebbero stati più guariti (1824 persone) che contagiati (1749).