Sono state rese note le motivazioni della sentenza attraverso la quale il giudice della decima sezione penale del Tribunale di Milano, Angela Laura Minerva, ha condannato Nina Moric a versare a Belén Rodriguez 2000 euro a titolo di risarcimento. La showgirl argentina trascinò la croata in tribunale dopo che quest’ultima, nel corso di un’intervista resa nel corso della trasmissione radiofonica La Zanzara, l’aveva definita “viado”, accusandola di “girare nuda per casa” di fronte a Carlos, figlio nato dalla sua relazione con Fabrizio Corona.

L’intervista e la denuncia di Belén

A motivare la sentenza “l’indiscutibile” portata offensiva delle dichiarazioni della Moric a La Zanzara in una puntata del settembre 2015. Rispondendo alle domande del conduttore Giuseppe Cruciani, Nina aveva accusato l’ex rivale di avere “girato nuda” di fronte al figlio Carlos, nato dall’amore tra la Moric e Corona. Quell’accusa aveva spinto Belén a sporgere denuncia per diffamazione aggravata da “fatto determinato”.

Le motivazioni della condanna

Secondo il giudice Anna Laura Minerva che ha emesso la condanna, la portata offensiva di tali dichiarazioni non può prescindere dalla “natura della trasmissione in cui sono state rese, che la difesa definisce scandalistica”. Inoltre, secondo il Tribunale sarebbe offensivo l’uso del termine “viado” in quanto farebbe riferimento alle “caratteristiche somatiche di Belén Rodriguez che dimostrerebbero un massiccio ricorso alla chirurgia estetica”, benché non vi siano riferimenti al “mondo della prostituzione in ambiente transessuale”. Secondo il giudice, ancor più gravi sarebbero le affermazioni successive, riferite alla presunta abitudine della Rodriguez di “girare nuda per casa alla presenza del figlio”. Tali accuse “mancano tutti gli elementi della satira”. Infine, l’interesse pubblico nei confronti del personaggio pubblico Belén Rodriguez non si applicherebbe “riguardo alle notizie che afferiscono alla sfera privata e specificamente, il rapporto tra il soggetto pubblico e il figlio minore del proprio compagno. Il presunto interesse pubblico, che non è da confondere con la curiosità morbosa degli utenti, deve lasciare il passo all'interesse prevalente del minore che la propria vicenda venga gestita nelle sedi istituzionali appropriate”. In ultimo, nel caso delle accuse della Moric “non appare rispettato il profilo della continenza alla luce della gratuità delle affermazioni in quanto del tutto decontestualizzate, non spiegate, né approfondite”.