Fabrizio Corona torna a parlare pubblicamente, dopo la decisione del giudice della Sorveglianza di Milano Simone Luerti che ha modificato alcune prescrizioni per l'ex fotografo dei vip, constatando che "l'elemento pubblicitario e mediatico è parte essenziale" della sua attività.

Corona è protagonista sul numero di Chi del 16 maggio 2018 con una lunga intervista a tutto tondo sugli ultimi mesi della sua vita, che lo hanno visto tornare in libertà dopo 16 mesi di detenzione: "La mia è l'unica versione, quella vera. È stata solo una guerra – attacca Corona, descrivendo quello di cui è stato vittima come un caso di mala giustizia – Io come singolo individuo contro un macigno più grande e forte di me che non voglio identificare con nessun nome altrimenti, dopo quest’intervista, ricominciamo da capo. E come me, vittima della mala giustizia, ci sono tante brave persone". Quindi l'ex fotografo dei vip ritorna a quell'ottobre di due anni fa, quando vennero trovati 2 milioni e 684 mila euro in un controsoffitto a casa di una sua collaboratrice, rinvenimento che portò al suo arresto:

Mi chiama il mio avvocato, Ivano Chiesa, e mi dice tre parole: “Ti devi consegnare”. Avevo due ore di tempo. Riunisco le persone care a casa di mia madre. Arrivati da mia madre, Chiesa mi ha detto che il giudice aveva deciso di sospendere l’affidamento, ma non aveva una spiegazione. Ho abbracciato forte mio figlio, avevo paura, dieci uomini sono venuti a prendermi con modi bruschi, come se fossi uno dei peggiori criminali. Tutto sotto gli occhi di mio figlio. L’ho guardato e gli ho detto: “Papà ce la farà”. Ho incrociato lo sguardo di mia madre e per la prima volta ho provato dolore. Poi ancora una voce: “Tutti fuori. Resta solo il signor Corona”. Mia madre Gabriella sviene. Mi ammanettano e mi consegnano un mandato di custodia cautelare. Il reato: intestazione fraudolenta di beni. Dopo tre ore mi ritrovo di nuovo al casellario di San Vittore. E sento ancora quel rumore: il cancello che si chiude dietro le spalle. Quel rumore è il ritorno all’inferno. Lo sanno tutti i detenuti.

I soldi trovati in una controsoffittatura

Fabrizio Corona non si arrende alla narrazione emersa sul suo caso e difende la regolarità di quella cifra trovata in un controsoffitto: "Facciamo chiarezza: quei soldi erano lì da marzo 2012. Rappresentavano l’unica ancora di salvezza in caso di una condanna molto lunga da scontare. Erano la pensione per mio figlio". Poi ammette: " Sì, è un reato, ma sa di che tipo? Un reato fiscale, per il quale nessuno è stato mai arrestato o è finito in galera. Solo il sottoscritto, che negli ultimi sei anni ha pagato quasi 10 milioni di euro di tasse, carte alla mano. La pena per questo reato è una c…. di multa, non l’arresto. Lo dice la legge. Veda i casi di evasione fiscale legati a Valentino Rossi, Luciano Pavarotti e, tra gli ultimi, Gino Paoli. Andate a studiarli". Inoltre Corona aggiunge:

Ho dimostrato la provenienza lecita di quei soldi, di ogni singolo euro in un processo durato sei mesi. E alla fine sa cos’è successo? Mi hanno assolto e restituito quasi tutti i soldi, confermandone la provenienza lecita. E la Procura ha sottolineato in positivo – è scritto nella sentenza – la mia “abilità professionale lecita”.

L'esperienza irreversibile del carcere

Uno dei personaggi pubblici più discussi degli ultimi anni, andato ben oltre gli affari di gossip e sentimentali, accetta di parlare sia della sua ex moglie Nina Moric, da cui è nato il figlio Carlos, sia dell'incontro recente e l'affetto che lo lega a Belén, ma si concentra prevalentemente sulla distorsione giuridica della quale crede di essere stato vittima: "Mi hanno arrestato per questioni morali, questioni di odio oggi per me impossibili da spiegare. Ma ho tutto chiaro nella mia testa e nel mio cuore. Posso aver sbagliato, ma ho pagato in modo esagerato. Corona un perseguitato. Stop". D'altronde su di lui la detenzione ha avuto un effetto irreversibile:

Chi ha vissuto il carcere non dimentica. Io sono un detenuto “dentro”.

Le accuse di associazione mafiosa

Nella parte finale dell'intervista l'ex fotografo rimarca ancora una volta il clima mediatico che ritiene abbia portato all'ingigantirsi della sua vicenda giudiziaria: "L’accusa per associazione mafiosa è stata vergognosa. La rabbia che ho provato, difficilmente la sentirò ancora nella mia vita. Un’accusa senza basi fondate, un’accusa che è crollata, svanita, sbriciolata, udienza dopo udienza. Perché la Procura ha aperto un fascicolo alla Direzione distrettuale antimafia? Perché io sono Corona…".