17 Maggio 2015
16:17

Francesco Facchinetti: “Odiavo mio padre ma sono stato promosso grazie ai suoi cd”

Francesco Facchinetti ha raccontato il rapporto conflittuale che aveva con suo padre, quando era ancora un adolescente. Per dimostrare la sua differenza da Roby, partecipava alle manifestazioni degli anarchici e prendeva le manganellate della polizia. Per essere promosso, però, portava a scuola i cd dei Pooh.
A cura di D.S.

Francesco Facchinetti ha raccontato al Corriere della Sera, il rapporto conflittuale che aveva con papà Roby, quando era un adolescente. Il giudice di The Voice of Italy ha spiegato:

"Crescendo è venuto il momento della ribellione. Da adolescente odiavo quello che mio padre simboleggiava, non potevo sopportarlo. Come rifiuto massimo sono diventato un punkabbestia: frequentavo le manifestazioni degli anarchici, ho preso le mazzate della polizia e nessuno poteva sapere che ero il figlio di Roby Facchinetti. Mi avrebbero ammazzato di botte. Quindi ho fatto finta di non essere suo figlio".

Ha spiegato, che i genitori gli hanno sempre insegnato a guadagnarsi le cose da solo:

"Al di là delle apparenze, i miei mi hanno insegnato presto a lavorare per ottenere delle cose, anche per poterle comprare. Me lo dovevo guadagnare il motorino. Non ho avuto nemmeno le vacanze pagate, la macchina. La mia prima auto è stata una Tipo rossa".

Secondo quanto dichiara, però, la promozione sarebbe stata agevolata dai cd del padre:

"Sono stato promosso perché portavo i suoi cd a scuola, quando non ero famoso in discoteca mi facevano entrare perché era suo figlio".

Roby Facchinetti interpellato, ha descritto con queste parole il figlio:

"È sempre stato un bambino e un ragazzo particolare, impegnativo per i genitori. Ma per fortuna, dopo una fase per noi preoccupante, abbiamo capito che aveva assimilato dei valori importanti e che potevamo fidarci".

Infine, ha ricordato l'unico schiaffo che gli abbia mai dato:

"Era piccolo ed eravamo in un albergo. Era prima mattina e aveva iniziato a cantare ad alta voce. Lo imploravo di smettere e non lo faceva. Ha continuato anche nei corridoi, poi in ascensore e lì, senza che se lo aspettasse, gli ho dato uno schiaffo. Non era mai accaduto e non ha più parlato per mezz'ora. Mi sono sentito così in colpa che gli ho preso un regalo".

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