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29 Giugno 2021
12:27

Gigio Donnarumma e le lacrime della madre: “Piangeva quando lasciai casa e andai a giocare al Milan”

Il portiere della Nazionale di calcio dell’Italia Gianluigi Donnarumma si è raccontato ai microfoni di Redbull.com parlando dell’infanzia a Pompei e del rapporto con i genitori e con i mister incontrati prima di arrivare al Milan. Queste le sue parole per il padre: “Gli devo tutto perché mi ha insegnato l’umiltà e il sacrificio e se sono qui è anche grazie a lui e a mamma. Con la mia famiglia ho un rapporto incredibile e questo mi ha dato fiducia per restare a Milano”.
A cura di Gabriele Crispo
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Gianlugi Donnarumma, conosciuto dai tifosi e suoi social come Gigio, in un'intervista a Redbull ha raccontato il suo sogno. Ciò che l'ha spinto a lasciare la terra dove è nato, la Campania, e i suoi affetti, è stato il voler realizzare l'obiettivo di sempre: “Diventare il numero uno dei numeri uno". Il portiere classe 1999 ha ammesso: “Voglio vincere più trofei possibili, vincere con la maglia azzurra e magari un giorno anche vincere il Pallone d’Oro”. Nel raccontarsi il 22enne ha mostrato anche la parte più intima e privata, parlando in particolare della propria infanzia, del rapporto con i genitori e con i primi mister.

L'infanzia e la cameretta di Gigio Donnarumma

Il portiere della Nazionale ai microfoni di Redbull.com ha ricordato i tempi spensierati della sua infanzia, vissuti in provincia di Napoli. La sua cameretta e il rapporto con la sorella gli sono rimasti nel cuore, così come evidenziato nelle sue parole:

Io abito a Pompei e dormivo con mia sorella perché mio fratello era già fuori. Nella mia cameretta avevo i poster di Buffon, Dida che sono sempre stati i miei idoli. Avevo una cameretta tutta tappezzata di oggetti del calcio. Con mia sorella ho un bellissimo rapporto, è la mia vita. Mi coccolava sempre anche perché sono il più piccolo della casa.

Il legame del portiere della Nazionale con i genitori

La famiglia per Gigio è molto importante. Il padre falegname voleva che lo aiutasse a costruire porte, ma per il giovane l'unica cosa importate, già da ragazzino, era il calcio. Passione sempre sostenuta dall'uomo, a cui il calciatore riserva queste parole: "A mio padre devo tutto perché mi ha insegnato l'umiltà e il sacrificio e se sono qui è anche grazie a lui e a mamma. Ringrazio i miei genitori". Gigio ricorda bene la telefonata con cui gli ha detto che avrebbe giocato una partita al Milan: "Papà ha preso il primo treno ed è salito a Milano. Con la mia famiglia ho un rapporto incredibile e questo mi ha dato fiducia per restare". La prima volta che, a 13 anni, Donnarumma è salito dalla Campania al capoluogo lombardo è stata dura:

Mia mamma piangeva tantissimo, cercavo di darle forza e mi ripetevo di non mollare. Ero emozionato ma anche un po' giù di morale perché andavo in una nuova città ma che non conoscevo. Non è stato facile lasciare casa ma al Milan ho trovato un ambiente incredibile. Nel settore giovanile sono stato benissimo, hanno un convitto dove ti fanno sentire casa.

Il primo allenamento del portiere è stato con lo zio

Il portiere ha dedicato molte parole anche a tutti gli allenatori che l'hanno fatto crescere calcisticamente e umanamente durante la sua infanzia a Pompei e Castellamare di Stabia. La prima volta che è stato tra i pali è stata con lo zio: "All'inizio c'era mio zio che è stato importantissimo per me. Avevo cinque anni quando mio zio, che allenava mio fratello, mi ha portato al campo. Da lì è nata la mia passione per il ruolo del portiere. Il momento più bello è stato il mio primo giorno in porta dove mio zio calciava e io mi tuffavo. Non ho mai avuto paura, ero uno spericolato e forse per questo ho deciso di stare in porta".

Poi ha raccontato che è stato allenato dal mister Ernesto Ferrara,  per lui "come un nonno" perché gli ha insegnato "a stare in campo e portare rispetto". Su Instagram in un post del 2018 scriveva di lui:

Mister Ernesto se oggi ho realizzato il mio sogno di giocare in serie A, di calcare il prato di San Siro lo devo soprattutto a te. Da te ho imparato tanto e non solo come stare in campo. Hai passato la tua vita ad insegnare ai piccoli calciatori come me l’amore per questo sport. Hai dato tutto, tirandoti da parte in silenzio, solo quando il tuo fisico ti ha detto che era ora di fermarsi. Ed in silenzio te ne sei andato. Non potevo non dirti grazie. Grazie per essere stato una guida preziosa, un papà, un amico. Mi venivi a prendere a casa pioggia, vento, d’estate e d’inverno, per portarmi agli allenamenti, alle partite, ai provini. Eri uno di famiglia. Da lassù potrai avere una migliore visuale del campo, e continuare ad urlarmi “cerra cè”.

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