La battuta che ha dato il là a una serie innumerevole di altre battute volte a sottolineare il paradosso di avere scritto un libro senza averne mai letto uno, era solo uno scherzo. È l’ennesimo colpo di coda della sempre sorprendente Giulia De Lellis, influencer da milioni di follower e migliaia di copie, in libreria con la sua opera prima, “Le corna stanno bene su tutto. Ma io stavo meglio senza!”. Intervistata da La Stampa, Giulia annuncia di avere mentito quando anni fa, concorrente nella Casa del Grande Fratello Vip, dichiarò di non avere quasi mai letto un libro, una pratica che raccontava l’annoiasse. Anni dopo, ironia della sorte, è stata lei a scriverne uno. E non un libro qualsiasi: una fatica balzata in cima alla lista dei bestseller di Amazon. Mentre scriviamo questo articolo, il libro di Giulia è ancora saldo alla prima posizione.

Era una battuta, la feci tre anni fa al Grande Fratello vip e non è vera, certo ora leggo il doppio perché frequento di più le librerie, i proprietari mi consigliano e io leggo. In questo momento sto leggendo Fedeltà di Missiroli, sempre in tema tradimenti. Lo sto apprezzando, è molto tosto.

Scrivere, la passione segreta di Giulia De Lellis

E non si tratta solo di leggere. Giulia confessa che anche la scrittura rientrerebbe tra le sue passioni, addirittura fin da quando era una bambina: “Tenevo un diario da piccola, ho sempre avuto la passione di scrivere, i miei pensieri le mie sensazioni le mie emozioni. Diventata più grande l’ho sostituito con una cartella sul telefono che si chiama ‘Patetica’ con tantissime mie frasi poi messe nel libro”. Frasi, disegnini tra le pagine, racconti di vita vissuta e le immancabili protagoniste: quelle corna del cui peso Giulia ha saputo sapientemente liberarsi, addirittura traendone profitto. Un mezzo miracolo del mercato che Instagram ha contribuito a inventare.

Giulia De Lellis ha scelto il titolo del libro

Che non si pensi che la De Lellis non abbia avuto voce in capitolo nella scrittura del suo libro. Lei stessa racconta a La Stampa di essersi imposta perché il titolo fosse quello che lei stessa aveva deciso. Non avrebbe accettato suggerimento alcuno: “Titolo e sottotitolo? Tutto mio, fortemente voluti da me; per me il titolo della mia storia era quello, con un po’di ironia. Ma volevo che comunicasse chiaramente il contenuto e secondo me ci son riuscita”. In più di un’occasione, chi l’ha aiutata avrebbe provato invano a farle cambiare idea: “Dicevano che il mio era troppo lungo, troppo complesso, però era la mia storia e volevo darle io il mio nome. Per me era come un figlio, un progetto di 9 mesi; mi son battuta e devo dire che non è andata male, no?”. No, decisamente non è andata male. E, al di là del malcelato sbigottimento di certe analisi, se anche solo il 3% dei giovani che stanno leggendo il libro di Giulia deciderà di avvicinarsi seriamente alla lettura, chi quel libro lo ha commissionato avrà portato a casa ben più di tutte le vendite uniche che la De Lellis ha prodotto.