Giulia Salemi si racconta a tutto tondo. In un'intervista a Diva e Donna l'influencer italo persiana reduce dal successo del GFVip si gode un momento particolarmente florido per la sua vita, in amore e sul lavoro. Al suo fianco c'è l'ex Velino Pierpaolo Pretelli che si divide tra Roma, dove vive con il figlio Leo, e Milano, dove fa base la Salemi. Sul fronte professionale tutto sembra procedere per il meglio, Giulia ha appena avviato il suo primo format in streaming, ‘Salotto Salemi', e si vocifera che la produzione di Temptation Island abbia messo gli occhi su lei e Pierpaolo per la prossima edizione del viaggio nei sentimenti.

Giulia Salemi racconta il suo periodo buio

Giulia Salemi si ritiene molto fortunata. Finalmente sente di aver raggiunto un equilibrio e ora ripensa ai momenti difficili che ha attraversato appena qualche anno fa, quando per un periodo ha pensato seriamente di voler abbandonare il sogno della tv. "Tre anni fa non stavo lavorando, non ero felice. Ho avuto problemi ormonali, ero gonfia in modo malsano. Mi hanno fatto capire che ero brutalmente fuori luogo per la televisione. Piangevo, passavo le giornate a letto a mangiare e a guardare serie tv. Poi ho reagito. Rialzarsi è bello, quando sei caduta", ha confidato l'influencer a Diva e Donna.

Il bullismo e il divorzio dei genitori

Suo padre Mario Salemi è un poliziotto di Piacenza, la mamma è Fariba Tehrani, l'attuale naufraga all'Isola dei famosi che, dopo essersi trasferita dall'Iran all'Italia ha aperto un centro estetico. L'influencer ha raccontato che fin da bambina ha subito diversi episodi di bullismo, dovendo fare i conti con i coetanei che la chiamavano ‘l'araba' e trovando spesso difficoltà a socializzare. Diversamente da Fariba, Giulia non è musulmana: "Sono cattolica, mia madre è musulmana ma molto aperta mentalmente. La domenica andavo sempre a messa, mia nonna paterna Giulia mi ha insegnato tutte le preghiere". I suoi 16 anni sono stati segnati dal divorzio tra mamma Fariba e papà Mario, un momento complesso che l'ha spinta a non rivolgere parola a suo padre per due anni.