Il suo rientro nel ruolo di direttore artistico di Amici ha segnato il ritorno dei suoi celebri "quadri" coreografici nei numeri di danza degli allievi ballerini: lui è Giuliano Peparini, una delle storiche colonne portanti del talent di Maria De Filippi. Il danzatore e coreografo, che oltre al lavoro nel programma di Canale 5, ha alle spalle una grande carriera internazionale, si è raccontato in un'intervista su Chi, svelando quanto sia stata difficile la sua infanzia e giovinezza trascorsa in quello che ha definito un vero e proprio "Far West". Lui e la sorella maggiore Veronica Peparini, anche lei volto di Amici (dov'è insegnante di ballo) vengono da una famiglia umile e sono cresciuti nella zona dei Colli Albani, vicino a Roma. Lì, la vita per un aspirante ballerino era difficilissima:

Ballare era davvero un tabù, oggi pure, ma allora, se facevi il balletto, eri proprio una femmina, finché ho potuto l’ho tenuto nascosto. Chi me lo ha fatto fare? È una domanda che mi faccio spessissimo. Io mi sono sempre sentito come una formica dentro quel quartiere.

Le botte subite e la fuga negli Usa

I pregiudizi portarono con sé anche le tante botte subite nel suo quartiere: "Io ero il punchball della situazione. Le prendevo. Sempre, sistematicamente. E ne ho prese tante. Per me lasciare l’Italia è stato il modo di tornare a respirare, anche se non era mica tanto semplice neanche negli Usa". A soli 16 anni, infatti, Peparini ha deciso di abbandonare il suo Paese per studiare all'American Ballet Theatre di New York. Anche lì, la situazione non era facile, per via di "una competizione fortissima": "Io però venivo dal Far West, ero già pronto". Poi, la sua carriera è continuata in Francia, in Russia e in Cina. Oggi, si occupa dei nuovi talenti, cui manda un importante messaggio, memore della sua esperienza:

Vorrei dire loro che tutto è raggiungibile con l’impegno, che tutto si può fare.

La consacrazione con Amici

Negli ultimi anni, Amici ha reso Peparini noto anche al pubblico televisivo. Si definisce "lavoro-dipendente", ma al contempo fa di tutto per creare un ambiente di lavoro confortevole e amichevole per i ragazzi: "Sono sempre stato al fianco di direttori che avevano un modo di fare, come dire, dittatoriale. Allora pensavo che se mi fossi trovato a dirigere qualcosa, sarei stato più gentile. Quando vedo arrivare i ragazzi con il sorriso, sono io il più contento". Oggi, è felice di essere tornato nel suo Paese, vicino ai genitori cui è molto affezionato. E ogni tanto torna nel suo vecchio quartiere:

Voglio vivere in Italia, stare vicino alla famiglia, ritrovare i momenti che ho perso quando ero adolescente, voglio andare a trovare i miei e prendere il caffè con mia madreQualche volta vengo fermato e mi chiedono: ‘Quando ritorni in tv a farci sognare?’. Già, lo chiedono a uno che si nascondeva per ballare.