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20 Febbraio 2018
17:10

Insulti feroci a Nilufar sui social, lei piange: “Mi dicono che faccio schifo, che sono lurida”

Vedere una ragazza di appena 19 anni piegata dagli insulti feroci che le piovono addosso attraverso i social, provoca una morsa allo stomaco. È quanto accaduto a Nilufar Addati che, senza riuscire a trattenere le lacrime, ha letto quanto sul suo conto viene scritto in rete. I soliti leoni da tastiera, ma questa volta si è trasceso il limite.
A cura di Stefania Rocco
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Si è esagerato, di nuovo. Questa volta a finire al centro della polemica è stata Nilufar Addati, 19enne tronista di Uomini e Donne che, al colmo della tristezza e senza più riuscire a trattenere le lacrime, ha chiesto qualche minuto per sé in trasmissione per affrontare una questione delicata. Vedere una ragazza, soprattutto così giovane, mentre piange per gli insulti feroci di chi pensa che sui social tutto sia consentito, stringe lo stomaco in una morsa. Eppure con Nilufar è accaduto. Per il solo fatto di avere accettato di mettersi in gioco in televisione, provando a cercare l’amore, la Addati è stata costretta a vedersi vomitato addosso l’odio social di quelli che ai social non dovrebbero nemmeno avere il diritto di avvicinarsi. Come si reagisce a 19 anni? Non si reagisce: si incassa anche se fa un male cane.

Lo sfogo a Uomini e Donne

Nilufar ha letto in trasmissione tutti gli insulti che le sono piovuti addosso. Li ha letti uno per uno, augurandosi di combattere questa violenza con l’unica arma possibile: la speranza di suscitare almeno un po’ di vergogna. Si è sciolta in lacrime perché la sofferenza non è così semplice da nascondere, ma ha alzato la testa e tentato di pareggiare i conti:

Trovo assurdo stendere la descrizione di una persona non conoscendo di questa nulla, se non degli atteggiamenti che rientrano in quello che è uno spazio televisivo. Mi hanno detto che tra le mie colpe, c’è quella di avere l’età che ho, che sono la persona più cattiva che abbiano mai visto, che sono ridicola, livorosa, pettegola, falsa e impicciona. Che faccio schifo. Mi hanno detto che sono volgare, inopportuna e che sono grassa e con il doppio mento. “Sei lurida”: mi hanno detto che merito insulti peggiori di quelli che ricevo. “Sei una psicopatica di me**” dicono, “Curati e vergognati di come sei, dovrebbero farlo anche i tuoi genitori”. Alcuni scrivono: “Chi ca**o credi di essere? Sei montata, scendi dal piedistallo”. Altri, invece, mi chiamano complessata, insicura di me**a, odiano il modo che spesso ho di sedermi, mi dicono che sono maleducata e che manco di rispetto sedendomi così. Eppure davvero non capisco, perché non rientro nello spazio vitale di nessuno, sedendomi così, e se non dà fastidio alle persone che mi sono sedute accanto, al pubblico presente in studio o a te, Maria, non capisco perché essere attaccata con così tanta ferocia per una cosa del genere. “Leggi i commenti, stampateli e piangi” mi dicono. Non li ho stampati, ho solo letto e pianto molto. Ho pianto per me, perché la mia colpa è avere 19 anni e non riesco proprio a fregarmene di quello che la gente scrive di me, e ho pianto per le donne, per le figlie, per le mamme e per le nonne che hanno scritto queste cose. E ho pianto per la mia mamma a cui chiedo scusa, perché queste cose non le ha mai scritte a nessuno ma che, per colpa mia, deve leggerle scritte su di me.

Oggi i social la sostengono, ancora una volta tardi

Oggi, sugli stessi social network che fino a un giorno fa venivano usati per distruggerla, traspare il sostegno nei confronti di Nilufar. Arriva, certo, ma arriva ancora una volta tardi. Perché non è così difficile comprendere dove esattamente il limite viene superato, non è complicato capire quale frase a effetto andrà a colpire il soggetto cui quella frase è diretta. I social veicolano le preferenze, e devono farlo ma non in questo modo. Questa è l’espressione di una lettura malata che gli ha attribuito una società che ha smesso di porsi le domande necessarie, di chiedersi dove finisca il fare dell’ironia e cominci la ferocia. Che ha smesso di immaginare che, al posto del fenomeno del momento, potrebbe trovarsi colui che scrive, protetto dall’anonimato di una tastiera. E che, voglio sperare, nemmeno immagina quanto tutto questo faccia male.

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