Non sono passate inosservate le parole di Jerry Calà, che in un'intervista a Il Giornale, parlando della sua situazione lavorativa, ha esternato il sospetto che la ragione di alcune offerte lavorative mancate sia dovuta alla sua area politica di riferimento. "Forse non odoro di sinistra – aveva detto – e non invoglio i registi". Affermazione diventata la vera notizia di un'intervista molto più ampia e approfondita, che ha suscitato reazioni immediate, provenienti dalle file del Pd. Anna Rita Leonardi, già candidata a sindaco del comune calabrese di Platì per il Partito Democratico, ha commentato di fioretto: "Quella sottospecie di comico fallito di Jerry Calà ci dice che il cinema non lo vuole perché non odora di sinistra. Tranquillizzatelo. Il cinema non lo vuole, semplicemente, perché è un cretino senza talento". Il riferimento al fioretto è chiaramente sarcastico.

Uscita, quella della politica calabrese, capace di suscitare reazioni indispettite proveniente dai naturali oppositori politici del Pd, che ha portato anche alla discesa in campo di una persona molto vicina a Calà, suo figlio Johnny, 16 anni e le idee piuttosto chiare: "Caro papà, prima ti volevo una marea di bene. Ora che sei stato insultato da una dirigente del Partito Democratico, te ne voglio ancora di più", è il primo messaggio pubblicato su Facebook, che in un commento successivo e a freddo si è tramutato in una considerazione più lunga e articolata:

Ho ricevuto una valanga di messaggi nelle ultime ore e volevo ringraziare tutte le persone, conoscenti e non, che mi hanno espresso la loro solidarietà. Ciò che mi ha dato fastidio non sono tanto le offese che sono state rivolte a mio padre, quanto il fatto che queste provenissero da una persona che si proclama democratica e quindi pronta a difendere i valori della democrazia. I miei genitori mi hanno sempre insegnato il valore del confronto e del rispetto delle opinioni altrui, perché l’offesa è un’arma a cui solo le persone deboli e ignoranti ricorrono laddove non sono più in grado di motivare il loro pensiero. Sono quindi preoccupato di vivere in un paese dove coloro che dovrebbero rappresentare la democrazia non sono nemmeno in grado di sostenere un confronto civile, capaci soltanto di ripiegare sull’insulto gratuito. Io sono orgoglioso di mio padre, di ciò che rappresenta come artista e dell’educazione che mi ha dato e vedere tutte queste dimostrazioni d’affetto nei suoi confronti mi ha fatto capire che ad avere torto non è certo lui. Non voglio fare un discorso politico quindi non andrò oltre, concludo con questa fotografia che è emblematica di ciò che mio padre mi ha insegnato: di fronte a certi attacchi la cosa migliore da fare è farsi una bella risata alla faccia di chi vive represso nell’odio e nel disprezzo.