È morta a 85 anni la stilista Marta Marzotto. La donna diventata contessa grazie al matrimonio con il conte Umberto Marzotto, del quale conservò il cognome anche dopo il divorzio, visse l’amore in maniera molto libera. Lei stessa ammise di avere avuto diversi amanti nel corso delle nozze durate 30 anni. Marta visse i suoi flirt alla luce del sole, senza mai nascondere le sue inclinazioni passionali. L’amore vero, quello più grande, fu quello che le scatenò Renato Guttuso, pittore che la amò fino alla morte. Ma la vita di questa nobildonna con la passione per l’arte è stata anche molto altro, una vita che le sue origini non avevano mai suggerito potesse conquistare.

La mondina diventata contessa

Marta Vacondio, vero nome della stilista, nacque a Reggio Emilia da una famiglia molto umile. Il padre era un casellante e la madre una mondina, una lavoratrice stagionale nelle risaie. Lei stessa sarebbe stata destinata a seguirne le orme se l’incontro con il conte Umberto Marzotto non avesse fatto da spartiacque nella sua vita. All’epoca Marta lavorava saltuariamente come modella presso la sartoria Aguzzi. Fu in quel periodo che l’unico uomo che avrebbe mai sposato entrò a far parte della sua vita. Marzotto, proprietario di un’industria tessile, ne rimase profondamente colpito al punto da chiederle di sposarlo a due anni dal loro primo incontro. Il matrimonio fu celebrato nel 1954 e Marta regalò al conte 5 figli. Fu un’unione libera la loro, un’unione nella quale s’inserirono a turno altri amanti. La Marzotto disse, però, di essere stata una buona moglie, pur ammettendo le sue infedeltà: “Nella mia infedeltà ero fedelissima, sono stata un'ottima moglie”.

L’incontro con Renato Guttuso quando era già sposata

Il pittore Renato Guttuso
in foto: Il pittore Renato Guttuso

Quello con Renato Guttuso, pittore e politico, fu un legame “scandaloso”. Entrambi erano sposati quando si conobbero ma, pur promettendosi che non avrebbero mai distrutto le rispettive famiglie, non poterono fare a meno di innamorarsi. Fu il suocero a iniziarla all’arte e fu proprio quella passione che ne accese un’altra, quella nei confronti di Guttuso nata negli anni 60. All’epoca le adultere rischiavano il carcere ma Marta non vi badò, entusiasta di essere diventata l’amante e la musa ispiratrice di un così grande artista. Raccontò di aver tranquillizzato la moglie del pittore in merito al loro amore:

Le dissi: “Signora, io non sono malmaritata, non scodellerò figli a suo marito, stia tranquilla: lui non la lascerà mai”.

Quando s’innamorò di Guttuso, chiese perfino al marito se volesse la separazione. Lui replicò: “Ma no, sei pazza?”. La Marzotto ispirò a Guttuso diverse opere, soprattutto la serie delle Cartoline, 37 disegni di cui fu l’unica protagonista.

L’amore con Lucio Magri e il divorzio

Nel 1976 Marta conobbe Lucio Magri, il suo terzo grande amore. La loro fu una relazione tormentata, che Marta intervallò sempre al rapporto con Guttuso. Il loro amore durò 10 anni, sebbene fosse generalmente mal visto che un giornalista di stampo marxista vivesse questa relazione con una delle esponenti più in vista della Dolce Vita. Quella storia finì nel 1986 quando morì Guttuso, acerrimo nemico di Magri. In quel periodo Umberto chiese il divorzio dalla moglie, sebbene lei ne abbia sempre conservato il cognome. Dichiarò in seguito che tutti e tre gli amori della sua vita avevano sempre saputo dell’esistenza degli altri:

Tutti sapevano tutto. Renato mi scrisse una lunghissima poesiola, che cominciava con: “Ave Martina, madre di Dia…” e finiva con “ma liberaci dal Magri e così sia”.

Quella con Magri fu l’unica storia che finì male. Di lui, dopo la morte avvenuta per suicidio assistito, dichiarò:

Sono schifata. Di lui ricordo la grettezza, l’egoismo, il cinismo. Dopo lo scandalo e il chiasso successivo alla morte di Guttuso, lui si impaurì. Pensa, mi propose di vederci di nascosto: dopo dieci anni!

Sola, dopo il divorzio, la morte di Renato e l’uscita di scena di Magri, disse con tristezza: “Sono tre volte vedova”.