9 Settembre 2016
17:04

La ciabatta di Michele Santoro protagonista a Venezia 2016

Potrebbero fare concorrenza all’abito con spacco inguinale di Giulia Salemi i sandali francescani indossati da Michele Santoro alla Mostra del cinema di Venezia 2016. Ecco l’ultima scelta di stile realizzata dal conduttore.
A cura di Stefania Rocco

Lo stile scelto dai famosi per sfilare a Venezia 73 ha acquisito un’importanza fondamentale, quasi quanto la qualità delle pellicole presentate al concorso. Questo è stato certamente l’anno di Giulia Salemi, modella ed ex concorrente di ‘Pechino Express’ che ha sfilato alla Mostra del cinema con un abito che ricalcava nello stile quello indossato da Belén Rodriguez a Sanremo 2012.

Anche tra gli uomini, però, c’è stato chi è stato in grado di regalare al pubblico qualche sorpresa. Tra questi spicca certamente Michele Santoro, che ha portato al Lido un look simpaticamente singolare. All’abito nero senza cravatta ma con camicia d’ordinanza, il conduttore e giornalista ha abbinato un paio di sandali francescani che sono riusciti nell’impresa di far sollevare più di un sopracciglio.

La sua è una scelta che va in controtendenza rispetto a quella operata dai moltissimi altri divi che hanno sfilato a Venezia, ma che potrebbe essere stata scrupolosamente studiata.

Il documentario sui baby boss della camorra di Scampia

Michele Santoro ha portato a Venezia il documentario fuori concorso “Robinù”, realizzato tra Napoli e Scampia. Racconta le storie dei baby boss della camorra, sfruttando un tema che ha dimostrato di riuscire a suscitare ancora grande interesse. All’Ansa il giornalista ha dichiarato che si tratta di una grande realtà dimenticata, una storia cruda, scioccante, girata nei quartieri più a rischio della Napoli popolare:

Spero che la Rai lo trasmetta in prima serata, sarebbe una scelta editoriale e gli attuali vertici Rai hanno tutti gli strumenti culturali per non scambiarlo per una provocazione. Il documentario crudo, puro, integralista dovrebbe essere una produzione prioritaria, stare al primo posto nel contratto di servizio. Il nuovo gruppo dirigente Rai è sensibile, attento e colto, ma è come se fosse piegato a una logica della rappresentazione del reale ordinata, pedagogica, ispirata ai buoni sentimenti, bisogna invece fare un atto coraggioso, una scelta politica di rappresentare la realtà disordinata come è.

Santoro, oltre a raccontarne le storie, ha intervistato due baby boss campani, Mariano Abbagnara e Michele Mazio. Si tratta di due giovanissimi killer che stanno scontando pene rispettivamente fissate a 16 e 24 anni di reclusione:

Ho avuto una lezione molto pasoliniana. Siamo abituati a vedere ragazzi cinici, killer spietati mentre convivono tra la morte e una grande passione per la vita che noi che stiamo bene non sappiamo altrettanto nutrire. Si è molto discusso del fascino per male di Genny Savastano e dei protagonisti di Gomorra, ma è sbagliato, questo fascino nei rioni di Napoli ce l’hanno con ragazzi veri, leader che loro rispettano e mitizzano. L’inchiesta di Robinù da una parte conferma che la fiction non è campata per aria, dall’altra che Gomorra semplifica costruendo tipi che sono maschere, mentre la realtà di questi giovani è molto varia e il documentario è sentimentalmente più forte di una serie tv.

“Robinù”, il documentario di Michele Santoro sui baby killer della camorra
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Morto Matteo Ugatti, cameraman della Rai: lavorò con Michele Santoro ad Annozero
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