L'Italia piange la morte di Andrea Camilleri, il papà del Commissario Montalbano. Scomparso a 93 anni dopo un lungo ricovero in ospedale, lo scrittore siciliano ha lasciato una famiglia numerosa: la moglie Rosetta Dello Siesto, che è stata al suo fianco per ben 62 anni, tre figlie, quattro nipoti e due pronipoti. Uniti e lontani dalle luci della ribalta, sono rimasti accanto al decano della letteratura contemporanea fino all'ultimo.

Chi è la moglie Rosetta Dello Siesto

Poco si sa della compagna di vita, se non quello che lo stesso Camilleri ha raccontato nel suo libro autobiografico "Ora dimmi di te. Lettera a Matilda", dedicato alla pronipote. Vi si ricorda anche il primo incontro tra lo scrittore e Rosetta Dello Siesto, avvenuto a Roma. La vide a teatro, dove lei, milanese appena laureata con una tesi su Pico della Mirandola, affiancava il regista nell’allestimento dell'opera teatrale. Tornato nella sua Sicilia, Camilleri non riuscì a dimenticarla e decise di invitarla a cena. Da allora non si sono più lasciati. La coppia si è sposata nel 1957.

Le figlie Andreina, Elisabetta e Mariolina

Dalla moglie, Camilleri ha avuto le figlie Andreina, Elisabetta e Mariolina. Quest'ultima in particolare, ha seguito le ore del padre. La terzogenita è infatti un'illustratrice di libri per ragazzi, insegna tecniche pittoriche e tiene corsi di scrittura creativa per bambini. Camilleri era nonno di Alessandra e Arianna, figlie di Andreina, e Francesco e Silvia, figli di Mariolina.

Le parole per la moglie nell'autobiografia

Questo il passaggio dell'autobiografia, pubblicata nel 2018, in cui Camilleri ha parlato della moglie: "Fu durante le prove di questa mia prima commedia che feci un incontro che avrebbe segnato per sempre la mia vita. Un’amica mi presentò una ragazza da qualche anno trasferitasi da Milano a Roma e che si era laureata a La Sapienza con una tesi su Pico della Mirandola. Si chiamava Rosetta Dello Siesto […] Rosetta cominciò a seguire le prove, ma dopo qualche giorno mi accorsi che il mondo del teatro e le sue regole erano mille miglia distanti da lei. Una o due volte che le chiesi di aiutarmi concretamente per gli effetti sonori e rumoristici mi combinò dei disastri. Se non persi le staffe fu perché mi riusciva stranamente simpatica e la sua presenza mi metteva allegria. Dopo che lo spettacolo andò in scena partii per restare un mese in Sicilia dai miei. Trascorsa una settimana, mi resi conto con mia grande sorpresa che non c’era stato giorno che non avessi pensato a quella ragazza. Non riuscivo sinceramente a spiegarmene le ragioni ma un fatto era sicuro: ogni sera, prima di addormentarmi, davanti ai miei occhi compariva la sua immagine sorridente. Avevo due compagni di infanzia, veri e autentici amici, e raccontai a loro lo strano fenomeno che mi stava capitando. Devo confessarti che fino a quel momento io ero passato da una ragazza all’altra con grande facilità. La risposta dei miei due amici fu di una semplicità elementare: «Te ne sei innamorato»“. Camilleri conclude:”Nei restanti giorni di vacanza siciliana ebbi modo di constatare come quella risposta fosse stata giusta. Così, appena tornai a Roma le telefonai e la invitai a cena, lei accettò. Da quella sera ceniamo assieme da oltre sessant’anni".

Le parole sulle figlie e sui nipoti

Così, invece, scriveva sulle figlie e sugli adorati nipoti: "Tutto questo lavoro però aveva un risvolto negativo, quello che non riuscivo a stare vicino alle mie figlie che intanto crescevano. Stavo troppo tempo fuori casa: l’esempio più lampante è dato dallo svolgimento del tema “Mio padre”, fatto da tua nonna Andreina che allora andava alle elementari. “Mio padre quando torna a casa litiga con mia madre. Poi si chiude nello studio e legge copioni. La sera esce e torna il giorno dopo. Qualche volta sa fare andare la lavatrice”. A mia difesa dirò che proprio in quel tempo Rosetta e io vivevamo felici in pieno accordo, quindi quelli che Andreina credeva litigi erano normalissime discussioni familiari. Era vero che io uscivo la sera per andare a provare in teatro ma tornavo verso la mezzanotte quando la bambina dormiva, perciò per lei io rincasavo il giorno dopo. (…) Sono stato, però, un buon nonno. Tanto buon nonno che le figlie non mi hanno negato qualche scenata di gelosia – ha detto -. I miei nipoti, fin da piccolissimi, hanno avuto libero accesso al mio studio dove potevano giocare senza che minimamente mi disturbassero, anzi mi piaceva sentirli vivere e liberare la loro energia dentro la mia stanza, un’energia contagiosa che mi faceva scrivere meglio. Potevano salire sul tavolo o, come succedeva più spesso, starsene a giocare sotto la scrivania interrompendomi continuamente, non battevo ciglio, non mi davano nessun disturbo, tanto che un giorno mia moglie mi disse: “Tu non sei uno scrittore, sei un corrispondente di guerra".