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“La fedeltà è un fatto di testa, non carnale”: Marina e Carlo Ripa Di Meana, 35 anni d’amore

Una vita intensa quella di Marina Ripa Di Meana, morta a 76 anni a causa di un cancro che da anni non le dava tregua. Ha amato profondamente il suo secondo marito, Carlo Ripa Di Meana, con il quale ha condiviso 35 anni della sua esistenza. In una recente intervista, parlò dei suoi sentimenti, della fedeltà e del pensiero del suicidio che la sfiorò quando scoprì di avere un male così atroce.
A cura di Eleonora D'Amore
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Marina Ripa Di Meana, originaria di Reggio Calabria, ha avuto senza dubbio una vita molto intensa. Morta a causa di un cancro che non le ha lasciato scampo, aveva detto che questo sarebbe stato il suo ultimo Natale e così è stato. La sua intera esistenza si è basata sulle sue profonde convinzioni. Non esenti dall'essere applicate all'amore e, più in generale, alla sua vita privata. Il primo matrimonio il 10 giugno 1964 con Alessandro Lante della Rovere, appartenente all'importante famiglia aristocratica romana, da cui ha avuto la figlia Lucrezia.

Il matrimonio con Carlo Ripa Di Meana

A seguito della separazione, affronta un lungo periodo da sola, durante il quale intrattiene diverse relazioni, per poi innamorarsi di nuovo e sposarsi, nel 1982, con il marchese Carlo Ripa di Meana. Alle nozze, i testimoni di Marina Ripa Di Meana furono gli scrittori Alberto Moravia e Goffredo Parise, mentre testimone dello sposo fu il leader socialista Bettino Craxi. Anni dopo il secondo matrimonio il suo nome continuò a essere Marina Lante della Rovere, finché il Tribunale di Roma, su istanza mossa dello stesso duca Lante della Rovere, glielo proibì e la costrinse a diventare definitivamente Marina Ripa di Meana. Un amore, quello con Carlo Ripa di Meana nato a Venezia, quando nel 1976 organizzava la Biennale del dissenso con artisti disobbedienti dall'Europa dell'Est.

Il concetto di fedeltà

Che cosa le piacque? Le venne chiesto in una recente intervista, nella quale ha ripercorso i momenti più significativi della sua vita: "A parte che aveva una faccia di una bellezza rara, e a me sono sempre piaciuti gli uomini belli… E poi il lavoro eccitante da presidente della Biennale: a casa sua a Venezia passavano tutti gli artisti. Aveva intorno donne a grappoli, non poteva non piacere". Sul concetto di fedeltà, a fronte di tanti flirt e storie vissuti sull'onda emozionale di una libertà anticonformista ma pur sempre aristocratica, si espresse in questo modo: "Fedelissima. Perché considero la fedeltà un fatto di testa, non carnale. Non ho mai avuto tanta considerazione, stima e fiducia come per mio marito. In questo senso sono stata la donna più fedele del mondo".

Il cancro e il pensiero del suicidio

Sul cancro, che da anni ormai la tormentava, manifestò forse il dolore più grande, talmente grande da spingerla a pensare al suicidio: "La più grande l'ho avuta dal mio stesso corpo. Mi consideravo sanissima e invece mi ha tradito. Quindici anni fa, all'improvviso, ho scoperto di avere il cancro: è stato il tradimento più grande della mia vita. […] Avevo appena visto mia sorella morire di cancro, se n'era andata in un mese e mezzo. L'idea di soffrire anche io così… Pensai: mi butto, meglio farla finita subito. Fu un attimo, un momento di tentennamento. Mi ha salvato Roma, la vista di tutta la sua bellezza in una giornata di sole. E una telefonata, proprio in quel momento, di Umberto Veronesi, che mi diede coraggio".

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