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16 Marzo 2015
17:17

Manager dei Backstreet Boys sotto accusa, avrebbe abusato di Nick Carter

Un documentario prodotto da Vanity Fair getta una luce inquietante sulla storia delle celebre boy band. Lou Pearlman, fondatore dell’etichetta discografica Trans Continental Records, che li lanciò negli anni 90, avrebbe compiuto abusi sessuali su alcuni artisti, tra cui il cantante Nick Carter.
A cura di Valeria Morini
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Andrà in onda stasera sul canale tematico americano Investigation Discovery il documentario "Mad About the Boys", prodotto da "Vanity Fair Confidential", che getta una luce veramente inquietante sulla storia di una delle più celebri boy band degli anni 90, i Backstreet Boys. Secondo il reportage raccolto dal giornalista americano Bryan Burroughs, Lou Pearlman, fondatore dell'etichetta Trans Continental Records e manager del celebre gruppo come di moltissime altre band (NSYNC, Natural ed US5), avrebbe compiuto dei gravi abusi sessuali sui suoi stessi artisti. La raccapricciante accusa arriva a otto anni di distanza dalle prime insinuazioni su tali presunte violenze, fatte proprio dalla rivista Vanity Fair. Il documentario ricostruirà la cupa vicenda, tracciando il ritratto di uno dei personaggi più controversi della storia della musica pop, attualmente in carcere per frode e riciclaggio.

Il giornalista racconta all'interno del documentario:

I manager musicali che lavoravano per Lou hanno detto: "In ogni band c'era un ragazzo con cui Lou aveva un rapporto particolare."

Sembra che "il ragazzo di Lou" in questione fosse Nick Carter, uno dei membri più amati e carismatici della boy band. La parziale conferma di tali rumor è arrivata da Jane Carter, la madre di Nick e Aaron, solista lanciato dallo stesso Pearlman, con cui Burroughs ha parlato molto. La donna ha raccontato infatti che "era successo qualcosa tra Lou e Nick" e definì Pearlman "un predatore sessuale". Nick, invece, ai tempi delle prime accuse smentì categoricamente le voci, addebitandole a ex dipendenti scontenti.

Pearlman, conosciuto nel mondo discografico come Big Poppa, nel 2007 è stato condannato a oltre 25 anni di carcere per cospirazione e riciclaggio di denaro sporco. Il produttore si era reso protagonista di una delle più grandi truffe della storia americana, strutturata secondo un modello noto come "schema di Ponzi": l'autore dell'imbroglio promette guadagni inesistenti alle sue vittime, a patto che queste portino nuovi investitori che a loro volta saranno truffati. Oltre ad aver accumulato 300 milioni di dollari di debiti con questo sistema, Pearlman è strato accusato di frode praticamente da tutte le sue band, con la sola eccezione degli US5. In attesa di capire se l'inchiesta di "Vanity Fair Confidential" porterà a un'indagine penale, il discografico dovrà in ogni caso vedere il sole a scacchi ancora per parecchio tempo.

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