La vicenda relativa all'arresto di Marco Carta continua ad avere contorni sfumati e, nonostante l'arresto del cantante non sia stato convalidato nel processo per direttissima dello scorso sabato, Marco Carta è stato ugualmente rinviato a giudizio. Insieme al cantante alla Rinascente c'era l'amica Fabiana Muscas, di cui Carta non ha voluto parlare nelle prime dichiarazioni rilasciate alla stampa. A pochi giorni di distanza dai fatti entra nella storia il padre della Muscas, che in un'intervista all'Unione Sarda racconta una versione dei fatti completamente diversa, che se fosse confermare farebbe certamente crollare la tesi dell'innocenza di Carta: "Mia figlia si è presa la responsabilità per salvare lui“.

Secondo la versione di Gesuino Muscas, padre di Fabiana, la ragazza è un'amica di Carta, a lui molto legata, "una ragazza riservata e onesta. Abita con noi, è in ferie e non è ancora rientrata. Per quel che sapevamo doveva andare a Roma a incontrare alcuni amici, è partita venerdì. Doveva restare lì una settimana”. Le cose poi sarebbero andate diversamente, visto che la Muscas si è poi ritrovata a Milano:

Forse ha raggiunto Carta. Non sapevamo nulla. È sua amica da anni, oltre a essere sua fan. Frequenta la sua casa, le sorelle. Non so come si siano conosciuti.

La dinamica dei fatti

Ma come sono andate le cose secondo le prime ricostruzioni? Stando a quanto emerge, Carta e la persona in sua compagnia sono stati fermati mentre uscivano dai magazzini. L'addetto alla sicurezza della Rinascente ha chiamato gli agenti del nucleo Reati predatori della polizia locale di Milano, che hanno provveduto ad arrestare il cantante e la donna. Entrambi sono stati posti agli arresti domiciliari in attesa del processo per direttissima, al termine del quale l'arresto del cantante non è stato convalidato e non è stata disposta nessuna misura cautelare nei suoi confronti. Marco Carta è stato però comunque rinviato a giudizio e il processo si terrà a settembre.

Cosa rischia in caso di condanna Marco Carta?

Marco Carta dovrà rispondere di reato per furto aggravato. Come ha spiegato l'avvocato Costantino Loiacono del foro di Lecce, "L'ipotesi di reato, per quanto è stato reso noto finora dai media, è quella di cui all'articolo 625 comma primo, numero 2 del codice penale, ossia furto aggravato che prevede la reclusione da due a sei anni e una multa da 927 euro a 1.500 euro. L'aggravante in questione è la ‘violenza sulle cose', che si sarebbe verificata con la rimozione del dispositivo antitaccheggio". Di conseguenza questo dettaglio potrebbe far aumentare la pena nei confronti del 34enne, se ritenuto colpevole. In caso di furto (articolo 624 del codice penale), la pena prevista è infatti la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 154 euro a 516 euro.