Tra gli attori più bravi ed efficaci del cinema contemporaneo italiano, Marco Giallini racconta il lato meno glamour di sé in un'intervista a Vanity Fair, in cui ricorda l'evento più doloroso del suo passato: la perdita dell'amata moglie Loredana, morta improvvisamente nel 2011 dopo moltissimi anni di vita insieme.

Per me lei è stata tutto. La madre dei miei figli, la donna con cui sono stato per trent'anni e che, dopo essersi sentita male, se ne è andata dalla mattina al pomeriggio senza che io le abbia potuto dire neanche ciao. I suoi genitori mi hanno trattato come un parente stretto e io non ho avuto nemmeno il tempo di salutarla.

Una tragedia ancora dolorosa per lui e i figli

Benché l'attore di "Perfetti sconosciuti" si sia successivamente legato a una nuova compagna di nome Stella, la scomparsa di Loredana è un trauma ancora irrisolto sia per lui che per i loro figli Rocco e Diego, nati rispettivamente nel 1998 e nel 2004. Lei e Giallini si erano sposati nel 1993.

La sua morte è un evento che né io né i miei figli abbiamo mai metabolizzato. Non ne abbiamo mai parlato. Non siamo mai andati al cimitero insieme, anzi, in  7 anni, al cimitero sono andato due volte in tutto. Le fotografie le ho a casa, ma non le guardo, non è roba per me perché lei è ovunque, nei ricordi, nelle stanze, nei viaggi a Barcellona che non farò più.

La moglie Loredana è morta per un'emorragia cerebrale

Loredana se n'è andata nel luglio 2011, a causa di un'emorragia cerebrale. Si sentì male poco prima di partire per le vacanze e morì due giorni dopo, senza riprendere conoscenza. Non sarà un caso che Giallini, per un'amara coincidenza, si è trovato ad avere in comune con uno dei suoi personaggi più famosi, il Rocco Schiavone dell'omonima fiction poliziesca,  proprio il lutto di una moglie scomparsa prematuramente.

Giallini ha perso anche un fratello

Romano proveniente da una famiglia operaia, ancora oggi residente della periferia della Capitale, Giallini (che presto vedremo in Io sono tempesta di Daniele Luchetti) ha avuto un'esistenza tutt'altro facile: "Ho un fratello che ha qualche problema. Un altro che non c’è più. La vita mi ha colpito, ma raccontarlo mi sembra inutile". Proprio le sue origini sono l'orgoglio di questo "anti-divo" che resta tra gli interpreti migliori della scena attuale.

Mio padre aveva la terza elementare e lavorava come un matto. Smontava dalla fornace alle cinque di mattina, saliva in moto e in canottiera, le vene spesse come i tubi, andava a lavorare i campi dei ricchi a mezzadria. L’unico lusso di papà erano tre pacchetti di Marlboro al giorno. Morbide. Se gli prendevi le dure ti mandava a Milano per ricomprarle. Di certo non era tipo da vacanze. Aveva visto il mare in Francia, durante la guerra, e gli era bastato per sempre. È morto di fatica papà, ma non si è mai lamentato e mi ha insegnato a non lagnarmi e a non essere retorico. Posso parlarle di mio zio che tirava il collo alle galline e ai polli, di certi amici che hanno fatto una brutta fine come di Benedetto Croce, Silone, Beckett, George Best o del funerale di Stalin. Ho tante cose dentro. E al ricatto del riscatto non ho mai creduto. Quando hai dignità puoi fare di tutto senza vergognarti, anche chiedere i soldi in prestito. I miei avevano una dignità enorme.