E' morta l'astrofisica Margherita Hack, ma oltre all'immenso patrimonio di ricerca scientifica lasciata ai posteri appare doveroso dedicare uno spazio alla sua vita sentimentale, legata a filo doppio con Aldo De Rosa, suo marito dal 1944. Di Aldo aveva parlato anche nell'ultima intervista, raccontando di quell'incontro fin da bambini, quando lei aveva 11 anni e lui 13 e giocavano insieme a "guardia e ladri". Le nozze però arrivarono solo nel 1944, dopo la guerra e di pari passo con la conversione antifascista della Hack. La scienziata fiorentina ha raccontato con affetto e un pizzico di nostalgia del loro amore, in un'intervista a Repubblica del 2006:

Io avevo 11 anni e lui 13, ci incontravamo ai giardini pubblici. Giocavamo a guardie e ladri, noi s'era sempre i ladri. Facevamo anche grandi tornei di palla e corse di resistenza. Ci arrampicavamo sugli alberi, e io lo battevo sempre. Ci siamo ritrovati all'università e a dire il vero ci eravamo piuttosto antipatici. Si leticava sempre, non mi ricordo poi com'è finita che ci siamo innamorati e addirittura sposati.

Un amore che non spiega, nato per caso ed inaspettatamente. Aldo De Rosa è stato l'altra metà della mela di Margherita Hack, una donna ironica, fiera e a tratti dura e aggressiva. Di lui, completamente agli antipodi diceva:

Un'enciclopedia vivente che consulto in continuazione. Imprevedibile, timido, sognatore, come un extraterrestre, il mio opposto.

Lui un letterato, lei una scienziata, eppure le loro strade si sono incontrate senza mai separarsi. Margherita aveva ricordi vividi del matrimonio con Aldo, una cerimonia in chiesa fatta solo per accontentare i genitori cattolici di lui:

Io non avevo nessuna voglia di sposarmi. Considero il matrimonio una cosa inutile. In chiesa poi! Mi vergognavo come un cane. Ma i genitori di Aldo erano religiosi, erano credenti, ci tenevano… Il mio abito da sposa? Un cappotto rivoltato. Celeste, credo. E cosa portavo sotto non me lo ricordo neppure. Niente di speciale comunque. Anche Aldo aveva un cappotto rivoltato. Una cerimonia semplicissima, eravamo sette o otto persone in tutto. Nessun pranzo di nozze. Andammo lui e io da soli a mangiare in una trattoria a piazzale Michelangiolo. Mangiammo certi spaghetti al pomodoro così cattivi che ancora me li ricordo. Ci voleva la tessera per mangiare: si staccavano i bollini.

Se sulle nozze ha accontentato i suoceri, ma sulla questione figli l'astrofisica non ne ha mai voluto sapere. La "Marga", come la chiamava Aldo De Rosa diceva convinta:

Mai, mai. Noi i figlioli non si volevano. C'è chi è portato e chi non è portato: io non sono portata. Da ragazza poi mi dava molta noia tutta quella propaganda di Mussolini secondo cui le donne dovevano fare figlioli per forza, e anche tanti. Oggi c'è molta retorica attorno alla maternità. Io preferisco i gatti. Mi hanno cresciuta nel modo più libero, senza ancorarmi ai ruoli femminili, inculcandomi due valori fondamentali: la libertà e la giustizia. Una grande fortuna per me.

La vita sentimentale della Hack è stata senz'altro soddisfacente e ricca d'amore. E con Aldo al posto dei figli che non facevano per loro, accudivano un cane e tre gatti.