Serena William, diventata da poco mamma della piccola Alexis Olympia, fa sapere che non organizzerà alcun party per festeggiare il primo compleanno della sua bambina. La tennista famosa in tutto il mondo è Testimone di Geova e sarebbero proprio i dettami imposti dalla sua religione a impedirle di festeggiare determinati riti ritenuti pagani. Sul sito ufficiale che fa da guida ai seguaci del culto si legge: “Tali usanze sono contrarie alla volontà di Dio”. A tal proposito, la sportiva spiega: “Olympia non celebra i compleanni perché siamo testimoni di Geova, quindi non lo facciamo”.

L’ansia legata alla sua nuova condizione

Serena non nasconde l’ansia legata alla sua nuova condizione di mamma. “Sento la pressione, ho l’ansia di diventare troppo severa, oppure non abbastanza. Proprio come nel tennis, non c’è modo di sfuggirle: la paura di non riuscire ad essere una brava mamma, così come la paura di non essere più la migliore tennista al mondo” ha scritto di recente sui social network, manifestando una paura di solito comune a tutte le neo mamme che si trovano ad affrontare una piccola rivoluzione con l’arrivo di un bambino.

La tennista ha avuto un parto difficile

A poche settimane dalla nascita della sua bambina, la Williams raccontò di essere diventata mamma con grande difficoltà. Avrebbe avuto un parto particolarmente difficile, in seguito al quale è stata costretta a letto per almeno 6 settimane. La sua bambina è nata con un parto cesareo d’urgenza resosi necessario dopo che i medici si erano accorti che durante il travaglio il battito del cuore della piccola aveva cominciato a rallentare pericolosamente. Il giorno successivo alla nascita, Serena ha comunicato ad accusare le prime difficoltà respiratorie. Temendo per un’embolia polmonare, aveva chiesto di essere sottoposta a una TAC ma la sua richiesta era rimasta inascoltata. Solo successivamente, la Williams potette sottoporsi agli esami richiesti. Scoprì, quindi, alcuni coaguli ai polmoni. Non solo. La ferita del parto cesareo si riaprì il giorno dopo l’intervento in virtù dei violenti colpi di tosse provocati dall’embolia polmonare. Da qui le difficoltà della tennista, costretta a un lungo periodo di riposo forzato.