Come sia potuto venire in mente a Fabio Volo di aprire la sua trasmissione dando della mignotta e leader di un esercito di futuribili mini-mignotte ad Ariana Grande, è per me inspiegabile. Viola Afrifa, sua collega, al microfono ci aveva provato a fermarlo: "Stai entrando in un ginepraio…", perché dire in un mare di merda in effetti era poco appropriato. Per chi si è perso la puntata precedente, lo scrittore e attore, in onda in diretta a "Il Volo del Mattino", ha detto che video come questi contribuiscono a creare "una società" che "mi sta imputtanando la figlia".

Fabio Volo, nel corso del suo monologo su Ariana Grande, ha continuato dicendo che "tiriamo su una generazione di mini-mignotte" e che "non è legale che una si vesta da mignotta (ancora, ndr) e canti a quattro zampe". Era in palestra, come fa sapere lui in diretta, quando ha visto il video di Ariana Grande "7 rings" e infatti questo è un pensiero di quelli che si potrebbe giusto essere costretti ad ascoltare in qualche spogliatoio, non in una radio che fa cinque milioni di ascoltatori al giorno. Come ha fatto a cadere nello slut shaming più becero, tra l'altro nei confronti di una popstar di caratura internazionale che ha già dimostrato – lei come il suo management – grande attenzione umana e sociale (è quella degli attentati a Manchester post concerto, quindi altro che "imputtanamento"), e a non rendersi conto della gravità delle sue affermazioni?

Ho la mia risposta. Fabio Volo parla così perché ha due figli maschi. "Avere una figlia femmina è la cosa più vicina al sentire su di sé l’ingiustizia di un mondo ancora forzatamente maschile e maschilista", lo disse tre anni fa esatti Francesco Raiola, collega e grande amico, in un editoriale che per me, al tempo che non avevo ancora figli,  fu illuminante: "Il corpo di mia figlia". Ma è solo da quando mia figlia è venuta al mondo che riesco a sentire il peso di quell'ingiustizia, un peso che ho riconosciuto interamente nelle sufficienti parole di Volo. Un'uscita da vecchio trombone-moralista-misogino che sorprende soprattutto perché andato in onda su un network da sempre al passo come Radio Deejay. Dichiarazioni pericolose, le sue. Irresponsabili. Che potrebbero generare un incredibile corto circuito su quanti sono lì ad ascoltarlo, senza avere a disposizione un minimo di pensiero critico: il corpo dei nostri figli appartiene a loro e a loro soltanto. Non sarà Ariana Grande con i suoi video a imputtanarci le figlie (e i figli), ma quelli che pensano e parlano come Fabio Volo.