Viaggiatore solitario, Raz Degan ha visitato 120 paesi nei suoi circa 50 anni di vita. Mai si penserebbe di poterlo vedere ingabbiato negli schemi imposti da un reality show eppure, nel 2017, anche l’attore e regista ha risposto alla chiamata della tv commerciale. Ha partecipato all’Isola dei famosi, vincendola. Unica concessione all’entertainment, è sparito dal piccolo schermo subito dopo. Intervistato dal Corriere della Sera, Degan spiega di avere accettato di fare l’Isola per un motivo preciso: “Per soldi: mia madre era malata. Laggiù ho incontrato molta ignoranza, i paguri hanno più dignità, però la natura era un regalo che mi ha caricato nell’anima”.

Il film con Leonardo DiCaprio

Uscito dall’Isola, Degan ha deciso di produrre in parte il film L’ultimo sciamano. Non lo ha fatto da solo. In quel progetto trasmesso da Sky – in America è andato in onda su Netflix – ha investito anche Leonardo DiCaprio, co-produttore del film. Girato in Amazzonia, avrebbe chiesto a Degan un prezzo carissimo: “Tutti vedono che è stato su Sky e in America su Netflix o che l’ha coprodotto Leonardo DiCaprio, ma nessuno immagina che, per farlo, sono stato vicino alla morte, alla depressione, alla stregoneria, ai piranha, a pazzi che si credono sciamani capaci di guarire il mondo. Ma uno sciamano vero, Pepe, l’ho trovato. È stato un viaggio e la destinazione finale ancora non la so. La ricerca è questo: conoscersi, superare i propri limiti, entrare in contatto con se stessi”.

La polmonite, quando a salvare Raz Degan fu una sciamana

Proprio una sciamana lo avrebbe salvato dalla morte e ispirato a realizzare quel film. Degan racconta un episodio che risale al 2010 quando, alla ricerca di una storia che lo ispirasse, rischiò di morire: “Mi ero rotto di lavorare a contenuti banali, avevo capito che stare comodo è una sconfitta e cercavo qualcosa, non sapevo cosa. Nel 2010, facevo a piedi la via della Seta e, in un villaggio sperduto fra Nepal e Tibet, mi venne la polmonite. Pensavo sarei morto, feci testamento lasciando il trullo a una fondazione sugli squali”. Poco dopo incontrò la donna che è certo lo abbia salvato:

Trovai le forze per andare in aereo a Goa, da una sciamana che curava con l’Ayahuasca. Dopo un giorno di infusi, correvo già sulla spiaggia. A quel punto, decisi di partire per scoprire i poteri di quella pianta. Poi, ci ho costruito un film, portando con me James Freeman, un giovane americano con una depressione grave e disposto a un’ultima impresa disperata per salvarsi. L’Ayahuasca? Ho scoperto che ne bevono più a Los Angeles che in Amazzonia, ma che se lo bevi circondato da ego ed elettricità, e non bevi anche la saggezza della cerimonia sciamanica portandola nel quotidiano, non serve a niente