23 Agosto 2017
23:55

Sandro Mayer risponde a Veronica Pivetti: “L’omofoba è lei”

Veronica Pivetti accusa DiPiù di aver falsato le sue dichiarazioni sul suo rapporto con l’amica e coinquilina Giordana, lasciando intendere un legame amoroso inesistente. Il direttore del giornale Sandro Mayer replica duramente all’attrice.
A cura di Valeria Morini

Scoppia la bagarre tra Veronica Pivetti e il direttore di DiPiù Sandro Mayer, in seguito a un'intervista rilasciata dalla stessa Pivetti al settimanale. Nel centro dello scontro ci sono alcune dichiarazioni che l'attrice ha fornito sul suo legame con Giordana, l'amica con cui vive da tempo. "Siamo una famiglia, non potrei desiderare di più. Gli uomini mi hanno delusa. Oggi sono felice così", si legge sulla rivista: parole che e a molti possono aver fatto pensare a un coming out.

Pochi giorni dopo la pubblicazione, l'attrice di Provaci ancora Prof è intervenuta duramente contro DiPiù, sostenendo come il virgolettato avesse falsato e deviato le sue dichiarazioni, facendo per giunta passare l'omosessualità come un ripiego. "Come si permette questo mondo omofobo di pensare che l'omosessualità sia una "seconda scelta"?", si è sfogata la Pivetti, criticando il titolo del pezzo, ‘Basta con gli uomini, vivo con un'amica', e sottolineando come quella con Giordana non sia un rapporto amoroso: "Mi fa orrore il razzismo che trasuda questo titolo. Ma davvero chi ha scritto questo articolo è così povero di immaginazione da non concepire che al mondo possa esserci una grande amicizia fra due persone dello stesso sesso?".

La replica di Sandro Mayer

La risposta del direttore Mayer non si è fatta attendere ed è arrivata sotto forma di lettera aperta, pubblicata sul sito GayNews.

Gentile Signora Veronica Pivetti, preciso subito che sono un suo ammiratore dai tempi di Viaggi di Nozze, fino ai giorni nostri quelli di Provaci ancora Prof. La mia stima professionale per lei è incondizionata. L'avevo anche per la sua persona, ma ora questa parte di stima è precipitata. Lei ha smentito, o comunque dice che è stata manipolata, una sua intervista pubblicata su Dipiù a firma della brava giornalista Stefania Mazzoni. Ma questo non mi ha indignato: dopo anni e anni di direzione di giornale sono abituato ai cambiamenti di umore dei personaggi dello spettacolo. Quello che mi indigna è altro: come si permette di definire folcloristico il settimanale Dipiù? Preciso subito che il termine è offensivo e degno di querela, che, già le dico, non inoltrerò, mentre lei non può querelare per l'intervista, perché abbiamo le prove che è autentica e non è stata manipolata: la tentazione di metterla sul web per farla sentire a tutti è stata tanta, ma non l'ho fatto, perché non sarebbe stato corretto. Però, invece di smentire in maniera così chiassosa, poteva querelare e farci scrivere da un avvocato e noi, nelle sedi opportune, avremmo esposto le nostre ragioni e la nostra documentazione. E voglio dire subito che è lei, signora Pivetti, che ha voluto alzare un po' di sana bagarre, ma, la prego, usi termini italiani: sano trambusto sarebbe stato più opportuno.

Mayer continua prendendo le difese del suo giornale, in cui peraltro è apparsa più volte la firma della sorella dell'attrice, Irene Pivetti.

Ma veniamo al contenuto principale della sua smentita: lei ci definisce omofobi, mentre mi pare di capire, ma potrei sbagliarmi, che l'omofoba è lei. Signora, lei precisa: “Se fossi una donna omosessuale, mi incazzerei parecchio.” Quindi non lo è. Ma perché precisarlo? Se fosse stata omosessuale cambierebbe qualcosa? Lei scrive più avanti: “Dove sta scritto che l'eterosessualità è la strada che scegliamo per prima, anzi, peggio ancora, la strada giusta?”. Ma che cosa è questa differenza, signora Pivetti? Solo gli omofobi pensano ci siano strade giuste o ingiuste: per noi, mi creda, qualunque strada prenda una persona fin dalla nascita è giusta. Lei dice che secondo Dipiù l'omosessualità è un ripiego. Ma questo l'ha detto lei: lo deduce da che cosa? Signora, il razzismo lo fa solo lei: è lei che ha parlato della sua amica Giordana e poi della giovane donna, Adriana, di cui si innamorò da bambina ma fra le righe dell'intervista pubblicata non trapela nessun legame sessual-amoroso. Certo, le è stata fatta la domanda: lei è innamorata di Giordana? E lei ha risposto: “Non so se si può chiamare amore.” Non capisco perché lei legga da qualche parte di un legame di sesso montato da noi.

Mayer chiude con un duro attacco:

Vorrei tornare al concetto della bagarre, il trambusto: signora Pivetti, nessuno pensava di vendere copie in più con la sua faccia, perché, con tutto il rispetto per la sua professione, la sua non è una faccia da copertina: se lo lasci dire da un esperto. Però in copertina l'abbiamo messa. E sa perché? Perché la sua intervista ci era sembrata così vera, così dolce e così semplice che abbiamo voluto dedicarle la copertina, non per vendere, ma per parlare di un problema sociale di cui ancora purtroppo si discute tanto nelle famiglie. Lei scrive come un'accusa rivolta a tutti: “Sappiamo che il gossip vive di sottintesi.” No, signora Pivetti ancora una volta lei si sbaglia. Quello che è apparso in copertina non è proprio un gossip. Mi dispiace per lei, donna intelligente, che lei liquidi con la parola gossip, un tema che sta a cuore a tanti. (…) Se la perderò come lettrice, me ne farò una ragione.

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