Qualche giorno fa ha suscitato qualche perplessità l'apparizione di Shiloh Jolie-Pitt, la bellissima figlia Brad Pitt e Angelina Jolie, sul red carpet alla première di "Unbroken", il primo film diretto dalla mamma neoregista. Non tanto per la presenza della bambina, di appena otto anni, ma per il suo look decisamente particolare. La piccola, perfetto mix nell'aspetto e nei lineamenti dei due fascinosi genitori, portava infatti un completo maschile uguale a quello dei fratelli Pax e Maddox e un corto caschetto biondo.

Inoltre, Brad Pitt ha recentemente raccontato che da qualche tempo Shiloh insiste per farsi chiamare "John". E, già nel 2010, Angelina aveva dichiarato a Vanity Fair:

Vuole essere un ragazzo. Così abbiamo dovuto tagliarle i capelli. Ama vestirsi come un ragazzo. Pensa di essere uno dei suoi fratelli.

La bimba ha quindi la tendenza a porsi come un "tomboy", per usare il termine adottato dagli anglosassoni: una ragazzina che tende a far assomigliare il suo aspetto fisico a quello di un maschio e a comportarsi come tale.

Brad e Angelina tendono ad accettare e assecondare le scelte della piccola per non offendere la sua sensibilità. Ma quanti genitori farebbero la stessa cosa? Molti probabilmente sarebbero preoccupati di fronte a quella che può sembrare come un disturbo dell'identità di genere, ovvero la forte spinta a identificarsi con il sesso opposto (da non confondersi con l'omosessualità).

Ma è altrettanto probabile che quella di Shiloh sia una fase dovuta al fatto di convivere con tre fratelli maschi più grandi (benché abbia in famiglia anche due sorelle). Come la psicologa Linda Blair ha raccontato al Telegraph,

Esplorare entrambi i generi è assolutamente normale. Ma il problema consiste nel fatto che abbiamo represso questa cosa per così tanto tempo, che ora le persone pensano che sia sbagliato. Non puoi diventare quello che sei finché non sai quello che non sei.

Chapeau a Brad e Angelina, dunque, che non si fanno condizionare dai pregiudizi e lasciano la figlia libera di esprimersi senza costrizioni né repressioni.