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Vittorio Sgarbi condannato in primo grado per diffamazione, chiesti 40 mila euro

Secondo la sentenza riportata su Il Fatto Quotidiano, Sgarbi sarebbe colpevole di diffamazione aggravata nei confronti dell’esperto di arte Italo Tomassoni, da lui accusato nel 2012 di incompetenza, plagio e circonvenzione di incapace. La corte ha chiesto al critico e personaggio televisivo di versare 20 mila euro di multa, più altrettanti come provvisionale alla parte offesa.
A cura di Valeria Morini
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Brutte notizie per Vittorio Sgarbi, condannato in primo grado dal Tribunale di Ferrara per diffamazione aggravata nei confronti dell'avvocato ed esperto di arte Italo Tomassoni. La vicenda risale al 2012, quando il critico d'arte e personaggio televisivo accusò Tomassoni di incompetenza e plagio in merito alla valutazione delle opere del pittore Gino De Dominicis. È "Il Fatto Quotidiano" a riportare la notizia della condanna al primo grado giudizio, specificando che secondo la sentenza a Sgarbi spetterebbe di versare 20 mila euro di multa, sommati ad altri 20 mila da pagare come provvisionale alla parte offesa.

L'evento accadde quando sia Sgarbi che Tomassoni furono chiamati a catalogare le opere di Gino De Dominicis, pittore, scultore e architetto, noto esponente dell'arte italiana dalla fine degli anni Sessanta (morto nel 1998). Secondo il candidato sindaco di Milano, però, l'altro non avrebbe avuto alcuna competenza per valutare le opere di De Dominicis. Come scrisse in un comunicato pubblicato sul quotidiano online Notix.it il 9 novembre 2012, di Tomassoni era nota “la predisposizione dilettantesca e la pretesa di un’autorità nel riconoscere l’autenticità delle opere di De Dominicis“, un’autorità che non gli sarebbe stata data "né da studi né da specifiche competenze, e che è esercitata attraverso il vero e proprio plagio (o circonvenzione di incapace) dell’unica incompetente ed inesperta erede di De Dominicis, che gli lascia evidentemente, carta bianca”. Il comunicato in questione uscì dopo che la Procura di Perugia sequestrò alcune presunte opere dell'artista già catalogate da Sgarbi, su segnalazione dell'erede stessa del pittore Paola De Dominicis. Aggiunse Sgarbi nella nota: "Lo Stato non può compiere errori di tale leggerezza, violando la proprietà privata e chiamando false opere autentiche sulla base del delirio di un esperto, non privo di interessi, fatti passare per ideali e per difesa del diritto d’autore".

Ovviamente le accuse non furono gradite a Tomassoni, direttore artistico del Centro italiano di Arte contemporanea di Foligno, già insegnante di Diritto d’autore nell’arte contemporanea alla Sapienza di Roma, nonché curatore della 48esima Biennale di Venezia con retrospettiva su De Dominicis (coniò insieme a Giulio Carlo Argan la definizione di “ipermanierismo”). Durante il processo a nulla sono valse le dichiarazioni dell'addetto stampa di Sgarbi, che si è preso buon parte della colpa. L'uomo avrebbe infatti trascritto alcuni sfoghi telefonici dell'ex parlamentare, inserendoli per errore nel comunicato. Il pm Filippo Di Benedetto ha chiesto comunque la condanna dell’imputato, richiesta che il giudice Alessandra Testoni ha accolto. Se la sentenza verrà confermata, Sgarbi dovrà versare la cospicua somma di 40 mila euro totali.

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