La Corte di Appello di Roma ha respinto il ricorso di Gina Lollobrigida a proposito della necessità di essere affiancata da un amministratore di sostegno che ne gestisca il patrimonio e gli affari attuali. La diva 91enne si era opposta alla disposizione dello stesso tribunale, presentando ricorso. In appello, però, la necessità di affiancarla a un amministratore che la supporti è stata confermata. La “Bersagliera” 91enne sarebbe capace di provvedere da sola a gestire la sua immagine, comunicandola egregiamente all’esterno, ma talmente “suggestionabile” da rendere necessario un sopporto che la guidi nella gestione del suo patrimonio.

I motivi della decisione

La decisione dei giudici Gisella Dedato, Paolo Russo e Elisabetta Pierazzi poggia sulla consulenza formulata dall’esperta Paola Cavatorta dopo una serie di colloqui con la diva. La Lollobrigida è stata descritta come “lucida e autorevole” sotto il profilo artistico e di comunicazione della sua immagine, ma vittima di “momenti di autentico disorientamento spazio temporale per lo più innestati da tematiche persecutorie”. Le sue capacità relazionali sarebbero intatte ma l’attrice apparirebbe “fragile” in tutti gli altri campi. Secondo la consulenza, la Lollobrigida offrirebbe “a sé stessa e agli altri l’illusione di avere il pieno dominio della sua vita e dei suoi affari, mentre la comprensione della realtà che la circonda risulta sommaria e i suoi giudizi attuali sono superficiali”. Capace di ricordare perfettamente episodi e protagonisti della sua vita passata e dei suoi anni d’oro, apparirebbe “confusa” nel discutere di temi che abbiano valenza quotidiana e pratica.

Il commento dei familiari della Lollobrigida

La Lollobrigida ignorerebbe l’entità del suo patrimonio, né sarebbe informata rispetto alla sua gestione e alle società che la controllano: “Ha fornito risposte non esaurienti, talvolta confuse, non ricordando alcun dato relativo ai ricavi, ai costi e al rendimento effettivo di dette società”. Per provvedere a se stessa sotto il profilo pratico, la diva avrebbe bisogno dell’assistenza costante del suo assistente Andrea Piazzolla, già indagato per circonvenzione d’incapace. “Le conclusioni raggiunte dalla Corte d’appello ci ricordano che i processi si fanno nelle aule dei tribunali e non negli studi televisivi” è stato il commento affidato dai parenti della diva all’avvocato Michele Silvestri che li sostiene.