Sono passati molti mesi dall'annuncio della separazione tra Angelina Jolie e Brad Pitt, una delle coppie più note degli ultimi anni. Per la prima volta Angelina Jolie ha commentato quanto accaduto fra i due, con un'intervista a Vanity Fair nella quale si è aperta completamente, ripercorrendo i momenti salienti di una crisi iniziata nel 2016: "Le cose sono iniziate ad andare male nell'estate del 2016, ma il problema non era il nostro stile di vita da star".

L'attrice non spiega le motivazioni della separazione e non entra nel merito della spaccatura tra i due, l'intervista si concentra prevalentemente sul suo stato d'animo e la reazione ai fatti. Racconta come sia stato molto complesso tranquillizzare i figli, per forza di cose coinvolti in una vicenda di gossip che ha avuto copertura planetaria: "Non volevo che i miei figli si preoccupassero per me. Penso che sia molto importante piangere sotto la doccia e non di fronte a loro. Devono sapere che tutto andrà bene anche quando noi non ne siamo sicuri".

Un passaggio lo dedica anche al padre, Jon Voight, che è stato in qualche modo protagonista in questi mesi, visto che Brad Pitt avrebbe tentato di utilizzare la sua persona come tramite comunicativo con la sua oramai ex moglie. Il riferimento è all'esperienza di figlia e all'importanza della presenza di un nonno. L'intervista si chiude con una rassicurazione rispetto alla distensione dei rapporti con Pitt, con il quale oggi prova ad interagire per garantire ai figli la massima tranquillità:

Ci interessiamo l'una dell'altro e della nostra famiglia. E lavoriamo entrambi allo stesso obiettivo

Brad Pitt ammette le sue colpe

Poche settimane fa era stato Brad Pitt a rompere il silenzio, riconoscendo i propri errori con i figli, anche in relazione a dipendenze da droghe e in particolare alcool che non erano mai scemate e commentando l'affidamento esclusivo dei ragazzi all'ex moglie:

I bambini sono così delicati. Assorbono tutto. Hanno bisogno di essere tenuti per mano, di qualcuno che spieghi loro le cose, di essere ascoltati… Sono cresciuto con una mentalità secondo cui "un padre sa tutto, ha sempre ragione", invece di capire che un padre è prima di tutto un uomo, con i suoi dubbi, i suoi sacrifici. Di fronte al divorzio, questo mi ha buttato giù: dovevo fare di più per i miei figli, non sono stato bravo in questo. (…) Dopo che sono stati chiamati i servizi per l'infanzia ci siamo messi a lavorare insieme per risolvere questo problema. Stiamo facendo del nostro meglio. Un avvocato mi ha detto: "Nessuno vince in tribunale,  la questione è chi perde di più". Ed è vero, passi un anno su un caso per dimostrare perché tu hai ragione e gli altri hanno torto, e non fai altro che aumentare l'odio. Mi rifiuto. E per fortuna la mia partner in questo è d'accordo. È solo molto, molto addolorata per i bambini, perché improvvisamente hanno perso la loro famiglia.