È diventata mamma per la seconda volta da poco più di due settimane e le sue dichiarazioni, dopo la nascita della piccola Banks Violet, la secondogenita avuta col compagno, il musicista Matthew Koma, hanno creato non poco scalpore. L'attrice, ex star della Disney, Hilary Duff, ha dichiarato, come ripreso dalla rivista statunitense People, di aver bevuto la sua placenta.

Il gusto di un frullato di placenta

La cantante americana, in un'intervista rilasciata al Dottor Elliot Berlin, durante la trasmissione "Gravidanza informata", ha rivelato di aver frullato la sua placenta e di averla bevuta. Una decisione che, come ammesso, le ha portato benefici, al punto di decidere di conservarne alcune dosi sotto forma di cubetti di ghiaccio.

Era delizioso. È stato il miglior frullato da quando avevo 10 anni. All'inizio, devo dire la verità, ero insicura onestamente, ma le teorie a favore della pratica mi hanno convinta a provarla, anche se berla però non è il massimo per la digestione.

Una scelta che la 31enne, star di Lizzie McGuire e Material Girls, avrebbe voluto fare già dopo la nascita del primo figlio, Luca Cruz di 6 anni, ma sulla quale ha poi deciso di soprassedere.

Non solo Hilary Duff, le star che hanno bevuto la placenta

Hilary Duff non è la prima star di Hollywood ad aver provato. Altre donne del mondo dello spettacolo hanno raccontato di aver fatto la stessa cosa, come le attrici Nicole Kidman, Nikki Reed e Katherine Heigl, protagonista di Grey's Anatomy e ancora Coleen Rooney, moglie dell'ex calciatore del Manchester United. L'assunzione di capsule di placenta, è molto in voga fra le celebrità, tanto che anche le famosissime sorelle Kardashian ne hanno promosso il consumo. Il nome tecnico della pratica è placentofagia materna e, secondo le dive che ne hanno fatto uso, la placenta avrebbe moltissimi effetti benefici. Oltre ad intensificare il rapporto madre figlio, (stimolando la produzione di endorfina) combatterebbe l'affaticamento post gravidanza e ridurrebbe il rischio della depressione. Ad oggi, però, non ci sarebbero tesi scientifiche a supporto delle tesi.