Kasia Smutniak si è raccontata sulle pagine del settimanale ‘Grazia'. L'attrice ha parlato a lungo del suo ruolo di madre e degli insegnamenti che sta trasmettendo ai suoi figli. La trentanovenne ha una figlia, Sophie, nata nel 2004 dalla relazione con Pietro Taricone. Nel 2014, invece, dall'unione con Domenico Procacci è nato Leone. La Smutniak insegna loro l'importanza dell'amore e del rispetto e soprattuto la libertà di essere se stessi:

"Li sto educando in maniera paritaria sotto tutti i punti di vista. Non voglio che Leone si senta privilegiato per il semplice fatto di essere un maschio. Non insegnerò mai a Sophie a vestirsi in modo castigato solo per sopravvivere in una società dominata dagli uomini. Sto provando a trasmettere a entrambi, nella stessa misura, il desiderio di essere se stessi, il rispetto degli altri, l’importanza dell’amore. Mia figlia deve sentirsi libera di mettere la minigonna senza temere di essere importunata".

Per Kasia Smutniak la famiglia viene prima del successo

L'attrice, inoltre, ha chiarito che nel momento in cui ha deciso di creare una famiglia, le sue priorità sono state chiare. La vita, fatta dei momenti trascorsi con i figli e con il suo compagno, viene prima di tutto. Anche del successo e del cinema: "Non ho mai inseguito il successo. Non ho puntato sulla carriera nemmeno all’inizio, figuriamoci ora che ho scelto di formare una famiglia. La vita viene prima del cinema e, per correre dietro ai film, non avrei mai accettato di sballottare i miei figli da un posto all’altro".

Kasia Smutniak non reputa l'Italia un Paese razzista

Infine, Kasia Smutniak ha parlato di come è stata accolta in Italia. L'attrice ha dichiarato di non ritenere che si tratti di un Paese razzista. Non ha rintracciato l'odio che in tanti sottolineano. Al contrario, rimarca di essere stata accolta a braccia aperte: "Ho vissuto in tanti Paesi, mi considero un po’ zingara, ma di un fatto sono certa: in Italia non c’è odio razziale, anche se qualcuno vorrebbe convincerci del contrario. I problemi semmai sono altri. Qui sono stata accolta a braccia aperte quando la Polonia non faceva ancora parte dell’Unione europea e io, per rinnovare il permesso di soggiorno, dovevo mettermi in fila alle cinque del mattino".