Una normale premiere per un film molto atteso, dal titolo Unbroken, alla quale però Angelina Jolie ha dato forfait. La motivazione in un video, apparentemente legata ad un attacco di varicella, mentre sulle prime pagine di tutto il mondo rimbalzava la notizia di un'assenza forzata, derivata dalla mancata volontà di rispondere alle polemiche sopraggiunte dopo la diffusione delle scottanti intercettazioni Sony. Al suo posto ha presenziato il resto della famiglia: il marito Brad Pitt e i sei figli al seguito. Fin qui tutto normale, se non fosse che tutti si aspettavano di fotografare anche la piccola Shiloh, della quale sembrava non essere alcuna traccia. Al suo posto un ragazzino dai capelli pomatati, con l'abito scuro e la cravatta dal nodo perfetto, fiero con le mani in tasca, nella sua mise d'alta classe. Occhi cerulei, labbra carnose e lineamenti delicati: quel ragazzino altri non era che Shiloh Jolie Pitt, l'angelo biondo dei Brangelina.

Lo sguardo smaliziato e convinto non ha tradito un attimo le sue intenzioni, rese pubbliche tempo addietro dalla mamma Angelina Jolie, che aveva confessato di aver dovuto affrontare una momentanea crisi d'identità della sua piccola, convinta di volersi vestire da maschio e farsi chiamare John. "Io non forzerò mai nessuno dei miei figli ad essere quello che non è. Con Brad la lasciamo libera. Noi rispettiamo le sue scelte" aveva dichiarato, chiudendo con molta serenità il discorso sull'approccio genitoriale tanto discusso. Illustri professoroni e grandi moralisti avevano impugnato i più rinomati manuali di pedagogia per additare negativamente la volontà di sostenere una scelta così precoce, soffermandosi poco su una "crisi di genere" forse troppo prematura.

L'idea di una Shiloh transgender ha messo così sempre più radici, avvalorando il pensiero di chi già credeva che dietro il rigetto di gonnelline, capelli lunghi e borsette alla moda si celasse qualcosa di più profondo. La disputa eterosessista e genderista sul mondo infantile ha preso il sopravvento e ha raggiunto la sua massima espressione nella condanna ai genitori, ritenuti responsabili di una condotta così "labile" e incomprensibile. D'altronde, la necessità di definire tutti gli aspetti della vita è una delle esigenze principali del genere umano, l'arma con la quale probabilmente si riesce a combattere la paura dell'ignoto. Ostinarsi nel dare un nome anche a Shiloh e capire il perché del suo elegante abito maschile è diventato l'obiettivo principale, quando invece sarebbe stato più utile rivolgersi alla comprensione della sua bellezza e alla condivisione delle sue convinzioni.

Quelle stesse convinzioni che hanno spinto Brad e Angelina a non contrastarla, ad apprezzarla come essere pensante, nonostante la tenera età. Perché è davvero così mostruoso iniziare a pensare ai bambini come individui dotati di una propria capacità intellettiva? È così orribile dare loro la possibilità di scegliere sin da piccoli, sostituendosi a loro nella valutazione di ciò che è giusto o meno? Rinomati psicologi di fama mondiale credono che sia giusto che i bambini seguano i loro istinti, esplorino il loro sesso e si addentrino nella loro identità più profonda, senza che i genitori possano o vogliano interrompere tale processo di conoscenza. Che Shiloh sia spinta dalla semplice emulazione dei numerosi fratelli maschi o animata dal forte spirito di ribellione frutto della sua spiccata personalità, poco dovrebbe importare. La bellezza del suo sguardo e la fierezza delle sue convinzioni potrebbero bastare a convincere anche i più scettici sul fatto che una tale volontà di affermazione andrebbe abbracciata piuttosto che combattuta, preservata e non soffocata. Brad e Angelina pare l'abbiano capito senza preoccuparsi dell'assenso generale e della targa di "genitori dell'anno" armati di buon senso.