Ketty Usai, madre di Michael Terlizzi, smentisce al settimanale Spy l’omosessualità del figlio. Si tratta di uno degli argomenti che maggiormente ha tenuto banco nel corso delle dirette dell’ultima edizione del Grande Fratello. La sessualità di Michael è stata esplorata in lungo e in largo, a partire da una serie di pettegolezzi nati sul suo conto senza che fosse mai acclarata una base concreta. La donna nega che il figlio sia omosessuale. Il suo atteggiamento sarebbe esclusivamente il frutto di un’eccessiva timidezza:

Lui è talmente sicuro della sua sessualità e non importa quello che gli viene detto, anzi ci sorride. Non dimentichiamoci che per lui può essere un argomento spinoso, l’anno scorso il padre ha subito una vera propria gogna mediatica perché gli si voleva attribuire il fatto di essere uomo furbo quindi preferisce far scorrere l’argomento per non dare spazio a delle discussioni. Nella casa non si esponeva molto con le ragazze perché non è sicuro della sua fisicità, pensa sempre al suo limite.

I limiti correlati alla malformazione

Sarebbe lo stesso Michael a imporsi dei limiti sulla base della malformazione al braccio, che avverte come un vero e proprio handicap: “È nato con una malformazione all’avambraccio, la sinostosi radio ulnare, che gli impedisce di stendere e ruotare l’avambraccio. Diciamo che non potrà mai fare il violinista, come gli dico sempre. La malattia l’ha fatto soffrire. Ho cercato di farlo vivere la normalità più totale, ma non è facile per un bambino non riuscire a fare tutto quello che fanno i suoi compagni. Poi, diciamo la verità, i bambini a volte possono essere molto cattivi”.

Com’è cresciuto Terlizzi

Questa difficoltà fisica avrebbe spinto Michael a restare sempre un passo indietro, senza approfittare delle occasioni che gli sarebbero capitate negli anni. Un processo che sarebbe cominciato fin da quando era solo un bambino: “Prima che iniziasse le elementari era un bambino sorridente e spensierato. Trascorrevamo in Sardegna, dalla mia famiglia d’origine, periodi lunghi, perché ho sempre pensato che fosse importante la presenza affettiva dei nonni. Lì me lo ricordo sempre sorridente. Poi, appena ha iniziato la scuola tutto è cambiato. Ho ricordi dolorosissimi: tornava a casa sempre così triste, immagino per le offese ricevute dai suoi compagni. Lui cercava di non far trapelare il suo disagio, ma io me ne rendevo conto e non sapevo quale fosse il modo migliore per aiutarlo”. Con il tempo avrebbe trovato il coraggio di confidarsi con sua madre:

Lui cerca di rimanere sempre un passo indietro agli altri e si frena molto, non perché non abbia nulla da dire, ma per paura di essere giudicato. In passato ha ricevuto numerose proposte come attore e modello, ma lui non ha mai accettato a causa del suo problema. Un giorno mi ha confidato queste parole: “Mamma io mi sento come in un giardino proibito, bellissimo, ma non riesco a trovare la chiave per uscire”. Così, mi ha fatto entrare a pieno nel suo mondo e ho sofferto.