La vita di Lele Mora è profondamente cambiata rispetto a quella che viveva prima di finire in carcere. I tempi d’oro, i guadagni stratosferici e il periodo in cui tutti i personaggi minori dello spettacolo erano – letteralmente – ai suoi piedi, sono terminati. Intervistato dal “Corriere della sera”, Mora racconta l’esistenza che conduce oggi, quella in cui fatica ad arrivare alla fine del mese.

Condannato a 6 anni e 1 mese di reclusione, ha trascorso in carcere 14 mesi per poi essere affidato ai servizi sociali. Oggi lavora per la società del figlio e continua a occuparsi di volontariato, raccogliendo i beni di prima necessità da regalare ai più bisognosi:

Mio figlio molto rigido, è tassativo, è uguale a mio papà. Prima non avevamo un grande rapporto, era cresciuto con la mamma ed essere il figlio di Lele Mora è una fatica, a volte lo vedevo che soffriva su certe cose, poi il carcere mi ha dato la possibilità di conoscerlo. È un ragazzo d’oro e mi fa ragionare.

La vita non sarebbe più semplice come lo era qualche anno fa: “Devi magiare tutti i giorni e tutti i giorni è fine mese. La ricchezza non è importante. Faccio fatica a vivere oggi, ma non vado a chiedere e non ho rimpianti”. Oggi Lele si occupa di volontariato: “Porto da mangiare, vestiti, sigarette, aiuti, quello che posso e che riesco a recuperare da aziende che me lo danno gratis. C’è tanta gente generosa”. Contro la depressione che lo ha colpito prende dei medicinali:

Le prendo per stare meglio e uscire da quello che è capitato nella mia testa. Per me è stata una grande umiliazione, più che per me, che sono uno che attutisce, incamera e digerisce, per la mia famiglia. Mia sorella mi disse che avevo rovinato la famiglia, mia figlia si è ammalata.

Mora: “Corona mi ha spennato”

Chi gli è stato più vicino durante gli anni d’oro è stato Fabrizio Corona. Lele lo prese sotto la sua ala fino al momento in cui Fabrizio decise di andare avanti da solo. Anni dopo la loro separazione, Mora dichiarò di esserne stato perdutamente innamorato. Oggi, quando Corona è tornato in carcere, ne prende le distanze:

L’ho amato molto e non ho avuto il coraggio di tenerlo nascosto, ma quello che uno fa tra i muri di casa sua è un’altra cosa. Quando lui arrivava a pranzo voleva il suo posto di fianco a me, chi c’era c’era lo faceva alzare. “Mi siedo vicino al mio amore”, diceva. Un rapporto fortemente vero. Sentimentale all’inizio, dopo credo mi abbia usato, mi ha spennato, quando il pollo è rimasto senza penne ha cominciato a fare la sua strada. Gli dicevo di stare attento, ma non l’ha capito perché è malato di soldi, è una macchina da soldi, un genio del male. Non ha mai rubato, ma sapeva come prendere dalle persone.