Michael Bublè ammette di non essere certo che, tornando indietro, troverebbe dentro di sé la forza necessaria per sfuggire all’inferno al quale è scampato dal momento in cui a suo figlio Noah è stato diagnosticato un cancro al pancreas. Oggi il piccolo sta bene e, controlli a parte, l’artista e la moglie Luisana Lopilato hanno potuto tirare un sospiro di sollievo. In quei mesi, però, non è stato semplice restare ancorati l’uno all’altra.

Il timore di guardare al passato

Intervistato da Pop Culture Beast, Bublè racconta: “Pochi giorni fa eravamo in auto, avevamo appena portato Noa ad una visita di controllo. Ho guardato negli occhi mia moglie e le ho chiesto se rifarebbe tutto dall’inizio e lei mi ha risposto di sì, che non vorrebbe nulla di diverso. Che io e i bambini siamo la sua gioia più grande”. Scavando dentro quella risposta, il cantante ha posto alla moglie una domanda precisa:

Le ho chiesto: “Saresti abbastanza coraggiosa da affrontare di nuovo tutto da capo?”. Lei mi ha risposto che non lo sapeva. Pure io non ne sono sicuro. Quando ci siamo conosciuti in Argentina, nel 2009, in molti ci dicevano che la storia a distanza era una follia. Poi ci siamo sposati, lei aveva 23 anni e io 32, e in tanti pensavano che non avrebbe funzionato e ci consigliavano di non avere bambini.

Il dramma della malattia di Noah

Nel 2016, Bublè e la moglie hanno dovuto affrontare la prova più ardua: il cancro del loro bambino. Quella diagnosi avrebbe potuto condurli a separarsi: “Nel 2016 abbiamo anche dovuto affrontare il dramma di nostro figlio. Ricordo che una delle prime cose che ci disse un medico in ospedale fu di restare uniti e aiutarci a vicenda. Io all’inizio non capivo perché ci dicesse una cosa così ovvia, poi un amico – esperto di questi casi – ci raccontò che il 92% delle coppie che affrontano difficoltà di questo genere poi divorziano. E l’8% che restano insieme, molto spesso hanno altri figli”.

L’arrivo di Vida

Quando Michael e Luisana hanno cominciato a intravedere la luce in fondo al tunnel, hanno deciso di concedere di più a se stessi e alla loro famiglia. È arrivata Vida, la terzogenita che ha sancito la fine di quel periodo terribile: “Non pensavo che avere un altro figlio potesse essere tanto importante. C’era così tanta felicità, questo grande senso di sollievo. Io e Luisana è come se ci fossimo innamorati di nuovo, vogliamo allargare ancora la nostra famiglia: oggi viviamo senza paura, tutto ci è sembrato all’improvviso più chiaro. È come se fossimo stati all’inferno”.