Niccolò Bettarini commenta sul settimanale Chi la condanna ai suoi aggressori, decisa dal tribunale di Milano nei giorni scorsi. Il 1 luglio 20918, il figlio di Simona Ventura e Stefano Bettarini fu colpito con calci e pugni e accoltellato da quattro ragazzi di età compresa tra i 23 e i 29 anni. Accusati di tentato omicidio, sono stati tutti condannati a pene tra i cinque e i nove anni di carcere. “Volevano uccidermi, ma io li perdono”, ha dichiarato Bettarini, che si è costituito parte civile al processo ma avrebbe rinunciato al risarcimento. Il ragazzo, 20 anni, non è affatto pentito di essere intervenuto in soccorso di un amico preso di mira dai quattro condannati, in quella notte davanti alla discoteca Old Fashion di Milano. Il gesto generoso gli costò il coinvolgimento nella rissa, con conseguente ferimento e ricovero in ospedale.

Per il carattere che ho lo rifarei. Sono così. Se vedo persone in difficoltà, amici o estranei, intervengo. Sono cresciuto con valori sani e non cambierò.

L'aggressione subita

Bettarini ha rischiato la vita in quella notte, tanto da essere trasportato in ospedale e operato d'urgenza per le coltellate ricevute. Per fortuna, le ferite non si sono rivelate letali e l'intervento al braccio, la parte del corpo uscita peggio dall'aggressione, è perfettamente riuscito. A distanza di mesi da quell'incubo, resta una nota di amarezza: "Però questa vicenda mi è servita anche per aprire gli occhi sotto altri punti di vista. Diciamo che sono mancati i grazie dalla persona che ho aiutato. Da lui e dalla sua famiglia. Ma va bene così. Si vince e si perde anche in queste tristi vicende”. Oggi porta addosso le cicatrici: "Segnano un percorso scritto per me che, nel bene e nel male, mi ha migliorato".

Uno dei condannati ha tentato la fuga

Peraltro, proprio in queste ore è arrivata la notizia che uno dei quattro aggressori condannati ha tentato di sfuggire alla giustizia: è stato arrestato all'imbarco di un traghetto per l"Albania (era l'unico ai domiciliari e non in carcere). Su Chi, Bettarini ha ricordato i duri giorni del processo. Il ragazzo ha partecipato a tutte le udienze, durante le quali lui stesso è stato accusato.

Mi hanno gettato fango addosso. A un certo punto sembravo io il carnefice. Non è stato facile. Ma la giustizia ha fatto giustizia. Sono una persona pulita. Non ho mai avuto paura, non l’avrei avuta nemmeno se non fossero stati condannati. Io devo impormi la serenità perché sono nel giusto.

Il perdono agli assalitori

Niccolò ha deciso di mettere una pietra sopra a quanto accaduto, evitando di provare rancore: "Ho capito che grazie a Dio sono uscito da un incubo che ha inciso molto sul mio carattere. Ho vissuto troppo tempo odiando. Ora devo, in primis, perdonare me stesso, perché sono stato senza sorriso troppo a lungo. Dei miei aggressori che dire? Li ho studiati. Ho voluto sapere tutto. Ho voluto sapere chi fossero. Per arrivare a fare un gesto simile… c’è sempre una storia che racconta chi sei. (…) Paradossalmente mi sono immedesimato in loro per capire la rabbia che li ha mossi. Assurdo ma è così. Ho compreso la loro vita e sono pronto a perdonare. Sono ragazzi cresciuti in contesti difficili. Conoscere il loro passato mi ha aiutato a capire il loro presente".