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Ruby Rubacuori: ministro Maroni mente sull’affido alla Minetti

La notte in cui Karima al Marough, in arte Ruby Rubacuori, fu portata in questura accusata di furto e poi data in affido a Nicole Minetti, qualcuno ha proceduto in maniera illegale secondo il giudice Fiorillo, in servizio quella notte.
A cura di stefano brosca
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ruby affido a minetti

Il giallo sulla notte in cui Karima al Marough alias Ruby Rubacuori, testimone nell’indagine sullo sfruttamento della prostituzione e spaccio di droga nella quale sono coinvolti anche Emilio Fede e Lele Mora, e che ha partecipato ad alcune feste organizzate ad Arcore nella villa di Berlusconi, raccontando di aver visto molte ragazze svestite, ubriache o drogate che partecipavano col premier e i suoi amici all’ancora misterioso rituale del bunga bunga.

La notte fra il 27 e il 28 maggio 2009 Karima fu accompagnata in questura perché colta in flagrante per furto. Trattandosi di minore non poteva scattare l’arresto immediato, e la versione ufficiale data dal procuratore Bruti Liberati e il ministro degli interni Roberto Maroni, dice che la ragazza è stata data in affido alla consigliera regionale Nicole Minetti, l’ex igienista dentale di Berlusconi. Caso chiuso per Maroni, ma non per il giudice dei minori in servizio quella notte, Annamaria Fiorillo. La donna ha detto “non ho mai autorizzato l’affidamento della ragazza, voglio che si sappia”(…) farò ricorso al CSM (consiglio superiore della magistratura) per fare chiarezza.

Il magistrato ha raccontato che la notte del 27 non ha mai autorizzato l’affidamento alla signora Minetti della minore, e che quando le dissero che la ragazza era la nipote del presidente egiziano Mubarak, lei diede istruzioni affinchè venisse convocato un diplomatico egiziano per effettuare il riconoscimento della minorenne. Alla sig.ra Fiorillo non va giù come il caso è stato chiuso da Maroni, e lamenta sia una procedura di affido che non ha seguito l’iter previsto che di non essere mai stata ascoltata durante l’inchiesta interna. I due magistrati che hanno condotto l’indagine, Ilda Boccasini e Antonio Sangermano hanno scritto nero su bianco nella loro relazione “le procedure di identificazione, fotosegnalazione e affidamento si erano concluse correttamente” ma il giudice Fiorillo non ci sta e promette battaglia. Si annuncia quindi un nuovo capitolo della guerra fra la magistratura e la politica o a questo punto, anche interna alla magistratura stessa.

Ora Ruby è maggiorenne, ma il problema non è solo relativo a come è avvenuto l’affido di un minore, ma a come i potenti per difendere i propri affari personali facciano un uso improprio della giustizia con la collaborazione di alcuni magistrati.

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