Rudy Zerbi incanta i social, pubblicando una foto che lo mostra finalmente riunito per una gita al mare con tutti i suoi quattro figli, avuti da tre diverse compagne, dopo il lungo periodo di quarantena e di isolamento a causa della pandemia. Lo scatto al tramonto sul bagnasciuga lo mostra insieme a Tommaso, Leo, Luca ed Edoardo. All'inizio della pandemia, il volto di Amici aveva pubblicato un'immagine dei quattro ragazzi, parlando dell'impossibilità di vederli tutti insieme nei mesi a venire, dal momento che alcuni di loro vivono in città diverse: "Sarà difficile non vedersi per tutto questo tempo, ma ci siamo parlati e siamo tutti d’accordo che l’unica cosa da fare è stare fermi, non viaggiare, non contribuire a diffondere questo virus". Da quel momento, gli incontri hanno lasciato il posto a videochiamate e abbracci virtuali. Ora, il sogno di ritrovarsi si è realizzato:

La felicità: stare finalmente con tutti i miei figli, il tramonto, il mare e tante cose da dirsi, anche stando in silenzio.

Chi sono i figli di Rudy Zerbi

Rudy Zerbi, 51 anni (che si chiama in realtà Rodolfo ed è il figlio naturale di Davide Mengacci), ha avuto i primi due figli Luca e Tommaso, che vivono a Milano, da una relazione con una donna di nome Simona. Il terzogenito Edoardo è invece frutto dell'amore con Carlotta Miti, l’attrice di Incantesimo e nipote di Gianni Morandi, e risiede con la madre a Bologna. Attualmente, Zerbi (che vive a Roma) è legato a Maria Soledad Temporini, architetto di origini argentine da cui ha avuto Leo, nato nel 2015.

Quando il piccolo Leo rischiò di non nascere

Proprio a proposito del figlio più piccolo, Zerbi raccontò un episodio particolarmente drammatico legato alla gravidanza della compagna, che mise seriamente a rischio la nascita di Leo. Al settimo mese di gravidanza, la Temporini subì un distacco totale della placenta, ma per fortuna il dramma ebbe un lieto fine: "Quando sono arrivato all’ospedale le infermiere piangevano: stavano morendo sia Maria sia Leo. L’hanno fatto nascere in corridoio ma, una volta nato, aveva bisogno di cure speciali e solo pochi ospedali a Roma hanno le incubatrici per i prematuri gravi, e quel giorno erano tutte piene. Così ci hanno mandati al Casilino, un ospedale di periferia. Lì mi sono reso conto che, nell’emergenza, chi fa la differenza sono proprio gli infermieri, gente che fa fatica ad arrivare alla fine del mese, che lavora, condivide e piange con te. I bambini che salvano diventano i loro figli, ti chiamano quando torni a casa, ti chiedono di mandare le foto, organizzano una festa all’anno per incontrare di nuovo i bambini salvati. Lì vedi la verità".