Momento epocale nella storia del tutt'altro che idilliaco rapporto tra Selvaggia Lucarelli e Belen Rodriguez. Cm'è ben noto, tra l'opinionista più sferzante della tv e la sexy showgirl argentina non corre buon sangue. L'episodio che più ha acceso la maretta tra le due furono probabilmente le parole non esattamente lusinghiere destinate dalla Lucarelli a Santiago, il figlio di Belen e Stefano De Martino. Una frase che risale al 2013 e recitava così:

Se po' dì che si sono visti bambini più belli e che con una madre così, a Santiago je poteva andà meglio, o per punizione non riuscirò più a prendere sonno perché le gemelline di Shining mi fisseranno ai piedi del letto fino al 2018? No perché noi gli vogliamo bene uguale a Santiago, eh.

Oggi, però, Selvaggia mostra per la prima volta pentimento per quella dichiarazione destinata al piccolo De Martino, tanto da scusarsi a distanza in un'intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport:

Forse potevo risparmiarmi la frase sul figlio di Belen. Sono anche io una madre e dovevo essere più sensibile.

Chissà se il passo indietro della Lucarelli la farà riavvicinare alla Rodriguez, che quelle parole su Santiago sembra non averle mai dimenticate. Basti pensare all'ormai celebre episodio in cui Selvaggia e Gianni Morandi furono cacciati dal locale milanese Ricci per ordine della stessa Belen, tra i proprietari del ristorante. L'argentina giustificò la drastica scelta facendo proprio riferimento al suddetto episodio: "In casa mia, in un locale, in un appartamento o in ogni angolo della terra che condivido con i miei cari, non entrerà mai nessuno, lo ripeto e lo riscrivo nessuno, uomo o donna, che abbia offeso senza ritengo mio figlio, chiaro o no?", scrisse Belen con una certa foga su Facebook.

Selvaggia Lucarelli: "Sono libera di usare i toni che voglio"

Nell'intervista alla Gazzetta, la Lucarelli ha peraltro rivendicato il suo diritto a esercitare il mestiere di critico anche con toni un po' "pesanti", ricordando anche il caso degli insulti ricevuti da alcuni tifosi di Gela.

Io sono libera di usare i toni che voglio, a patto di essere rispettosa, come in effetti sono. Essere rompiscatole non legittima ad offendermi come è avvenuto a Gela. Nessuno si è scusato ufficialmente: né il Comune, né la società. Sono una donna, mi espongo e ho un pensiero critico. Mi sono fatta valere in ambienti maschili e maschilisti.