Al Bano non aveva mai creduto in questa pista e i fatti gli hanno dato ragione. Il corpo di Suzanne, la ragazza uccisa dal camionista serial killer Keith Hunter Jesperson, non è quello di sua figlia. Lo ha stabilito l’esame del Dna praticato sul cadavere, messo a confronto con quello dei genitori di Ylenia. Dopo qualche settimana di silenzio stampa, chiesto proprio da Romina Power, si è arrivati all’epilogo dell’ennesima pista che sembrava poter condurre alla verità su Ylenia. Lo ha confermato questa notte lo sceriffo americano Dennis Haley che per primo aveva chiesto di poter effettuare una comparazione tra il Dna della ragazza uccisa e quello della famiglia Carrisi:

Il Dna della famiglia Carrisi non ha corrispondenze. Continueremo a indagare, sperando di poter identificare quel cadavere.

Queste le parole pronunciate dallo sceriffo, che spazzano via le speranze della famiglia Carrisi di essere finalmente arrivati alla fine di questo rompicapo. Sono anni che il tarlo del dubbio erode la serenità che i genitori di Ylenia hanno cercato faticosamente di ricostruire. Purtroppo, nemmeno questa volta si è arrivati alla risoluzione del caso. Per Al Bano e Romina si tratta di un buco nell’acqua, l’ennesimo che si sia mai verificato lungo tutto l’arco di questa storia, fin dalla scomparsa di Ylenia, avvenuta a New Orleans nel 1993.

La televisione e la stampa italiane si sono occupare del caso della scomparsa di Ylenia per tutto l’ultimo mese. Il fatto che, in America, la figlia di Al Bano si facesse chiamare Suzanne e la straordinaria somiglianza tra Ylenia e l’identikit della ragazza uccisa reso dal serial killer, aveva portato gli inquirenti e non solo a pensare che le due fossero la stessa persona. Solo il cantante pugliese si era detto scettico fin da subito, nel timore che si trattasse dell’ennesima falsa speranza. I fatti gli hanno dato ragione.